Ecco perchè l’impianto di trattamento delle acque meteoriche di Via Padre Pio – Viale Europa Unita fu collegato al canalone di Sant’Antonio: nel 2003 fu deciso quel recapito finale per disposizioni ministeriali e regionali che obbligavano a scaricare in zona NON balneabile: “Mola Libera” pubblica il documento ufficiale, la relazione del progetto dell’ing. Fiore. Senza tenerne conto – con l’approvazione, nel periodo 2018-2019, dei progetti definitivo ed esecutivo – la Giunta Colonna-Berlen ha deciso l’ampliamento del sistema di fogna bianca della zona Nord-ovest di Mola, con lo scarico delle acque meteoriche direttamente in zona BALNEABILE, alla “sciala delle cozze”, sebbene la Regione Puglia avesse bocciato tale soluzione. Per ottenere l’autorizzazione regionale in deroga, il Comune di Mola avrebbe dovuto dimostrare che non esistevano “soluzioni alternative localizzative e/o progettuali”, ma Colonna e Berlen, nel rispondere alla Regione, tacquero l’esistenza delle condutture che collegano l’impianto di trattamento al canalone di Sant’Antonio. Ecco il documento del Comune di Mola che prova questa grave responsabilità.

Dal documento integrale estraiamo le parti che più attengono all’attualità, in particolare dalla pag. 9 e seguenti:
Dunque, come è molto chiaro, la decisione di convogliare le acque meteoriche del Cozzetto verso il canalone di Sant’Antonio attraverso due tubi di diametro ciascuno da 800 mm. fu dovuta ad una disposizione regionale che recepiva un’ordinanza ministeriale finalizzata a non compromettere le acque di balneazione, utilizzando le lame come recapito finale, essendo noto che lo sbocco di canali in mare, in base alla legislazione della Regione Puglia, inibisce la balneazione nel loro intorno fino a 200 metri.
Quindi, si individuò quale recapito finale delle acque meteoriche – trattate nell’impianto situato al foglio 7 particella 1243, cioè sulla proprietà comunale all’angolo tra Via Padre Pio e Viale Europa Unita – il canalone di Sant’Antonio, e di lì in mare, con acque marine antistanti già classificate non balneabili.

Se questa fu la giusta e corretta decisione presa con il progetto del 2003 e, quindi, realizzata nel 2006-2007, di tutt’altro tenore fu la scelta effettuata nel 2018-2019.
Infatti, come abbiamo già avuto modo di scrivere in altri articoli, il progetto di ampliamento del 2018 (progetto definitivo) e quello del 2019 (progetto esecutivo), di cui abbiamo già pubblicato in precedenza le relazioni illustrative, rendono del tutto evidente come gli amministratori del presente quinquennio abbiano invece optato per uno scarico a mare in una zona balneabile e, precisamente, alla sciala delle cozze.

E’ pur vero che l’indicazione è venuta dai progettisti odierni, tuttavia una diversa sensibilità ambientale avrebbe dovuto consigliare al Sindaco Colonna e all’Assessore Berlen – che pure nel 2003 e poi nel 2006-2007 aveva approvato la scelta dell’ing. Pietro Fiore di scaricare in zona non balneabile, nel canalone di Sant’Antonio – di chiedere invece il potenziamento delle condutture esistenti che conducono al predetto canalone, a Portecchia.
Invece, non solo così non è stato ma di fronte al diniego iniziale della Regione Puglia nel rilasciare l’autorizzazione paesaggistica, l’Amministrazione Colonna-Berlen – anzichè rivedere la scelta progettuale di scarico alla “sciala delle cozze”, per confermare invece come recapito finale il canalone a Portecchia – ha chiesto un’autorizzazione in deroga alla Giunta Regionale insistendo per lo scarico alla sciala… NON evidenziando la presenza di soluzioni alternative (e quindi lo scarico nel canalone Sant’Antonio).
Ecco infatti il verbale della conferenza di servizio che riassume tutti i pareri rilasciati per la realizzazione dell’opera, compreso il diniego iniziale della Regione Puglia:
Di quel parere negativo, pubblichiamo qui l’estratto:
E’ quindi molto chiaro cosa scrive la Regione Puglia nel manifestare il suo diniego e nell’evidenziare a quali condizioni può essere richiesta un’autorizzazione in deroga: Le opere NON devono avere “alternative localizzative e/o progettuali”.
La conclusione dell’Ufficio Regionale è molto chiara:
Quindi, il Comune di Mola per ottenere l’autorizzazione in deroga avrebbe dovuto DIMOSTRARE “l’inesistenza di alternative localizzative e/o progettuali”.
Cosa fa il Comune di Mola a quel punto?
Il nostro Comune chiede l’autorizzazione in deroga, con questo documento nel quale si specifica che “l’inesistenza di alternative localizzative e/o progettuali” è dimostrata dall’allegato A.4.2. Relazione per deroga PPTR.
Ed ecco l’allegato A.4.2. Relazione per deroga PPTR:
LA GRAVE OMISSIONE DEL COMUNE DI MOLA: ALLA REGIONE FU TACIUTA L’ESISTENZA DI ALTERNATIVE LOCALIZZATIVE E/O PROGETTUALI ALLO SCARICO ALLA SCIALA DELLE COZZE
Come ognuno può leggere con attenzione l’intero documento, che costituisce la base primaria per la decisione della concessione in deroga da parte della Giunta Regionale, al suo interno NON vi è alcun cenno all’esistenza delle due condutture da 800 mm. che collegano l’impianto di trattamento esistente su Via Padre Pio-angolo Viale Europa Unita con il canalone di Sant’Antonio quale recapito finale delle acque meteoriche, in base al progetto del dicembre 2003 dell’ing. Fiore e alla successiva realizzazione del 2006-2007.
Eppure l’Assessore Berlen conosceva al di là di ogni ragionevole dubbio l’esistenza di queste due condutture: abbiamo già evidenziato come all’epoca del progetto (2003) fosse Assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici nella Giunta Cristino II e come ricoprisse la carica di Sindaco e di Assessore ad interim agli stessi settori di cui sopra, nel quinquennio successivo (2005-2010).
In sostanza, sotto la rinnovata egida di Berlen con l’Amministrazione Colonna, nell’istanza del 16-04-2019 alla Regione Puglia, con il documento tecnico allegato A.4.2. di richiesta di deroga (entrambi sopra pubblicati), il Comune di Mola NON cita affatto la presenza delle due condutture come “alternativa localizzativa e/o progettuale”, anzi non cita affatto la presenza di alcuna alternativa, di nessun tipo: nè il recapito finale al canalone di Sant’Antonio, utilizzando il tracciato esistente (e magari potenziandolo), nè tantomeno alcuna ipotesi di recupero delle acque meteoriche a fini agricoli e irrigui per il verde cittadino.
Il documento inviato alla Regione, vantato dal Comune di Mola come probatorio dell’inesistenza di alternative localizzative e/o progettuali, si limita a spiegare che, per ridurre l’impatto ambientale, con il progetto esecutivo si rinuncia a creare un nuovo impianto di trattamento al di là di Viale Europa Unita, lato mare, per allargare invece l’esistente all’angolo con Via Padre Pio, cioè proprio quel manufatto che attualmente è collegato al canalone di Sant’Antonio con due tubature da 800 mm, tuttavia SENZA fare alcun cenno alla presenza di tale collegamento quale recapito finale delle acque meteoriche.
In sostanza, Berlen e Colonna, per il tramite dell’Ufficio Tecnico comunale, insistono nel chiedere una deroga alla Regione Puglia, tacendo deliberatamente la presenza di una concreta, reale ed esistente alternativa, cioè il recapito finale nel canalone di Sant’Antonio, in zona NON balneabile (come l’ing. Pietro Fiore aveva ben esplicitato nel suo progetto del 2003) e quindi ribadendo la necessità di scaricare in mare, alla “sciala delle cozze”, in zona BALNEABILE, con un tronco a cielo aperto di 81,5 metri lineari, senza che peraltro il progetto esecutivo specifichi le modalità tecniche di deflusso delle acque meteoriche in mare.
E infatti tale progetto esecutivo non chiarisce affatto come dovrebbe avvenire lo sversamento in mare, giacchè la stessa descrizione e la stessa cartografia mostrano il canale a cielo aperto arrestarsi davanti alla zona demaniale sebbene, come si è visto empiricamente con le foto dei giorni scorsi, la quota del canale sia sensibilmente inferiore a quella dell’area del demanio marittimo.
E pertanto un ruscellamento per gravità – senza opere di incanalamento sul demanio (per le quali non esiste comunque l’autorizzazione delle Autorità marittime ex art. 34 codice della navigazione e, in ogni caso, neppure un atto di servitù per il ruscellamento sul fondo servente, a norma del codice civile) – si avrebbe soltanto in condizioni particolari, dovendosi comunque mantenere il canale a cielo aperto sempre al colmo di acqua, con ogni immaginabile condizioni di scarsa salubrità nella zona circostante.

Si veda in proposito il nostro recente articolo:
CONCLUSIONI
Dall’esame dei documenti allegati viene ancor più in maggiore evidenza come – nonostante la prima bocciatura della Regione Puglia allo scarico in mare alla sciala delle cozze – vi sia stata una deliberata scelta politica, e quindi una precisa responsabilità, in capo al Sindaco Colonna e all’Assessore Berlen, nel ribadire, con la richiesta di autorizzazione in deroga, come unica possibilità, senza citare alternative localizzative e/o progettuali, il predetto deflusso delle acque meteoriche in area balneabile nella località che ha già visto le ruspe all’opera per lo scavo del canale a cielo aperto.
E invece quell’alternativa (lo scarico in zona NON balneabile nel canalone Sant’Antonio) esisteva (ed esiste) e fu invece deliberatamente taciuta alla Regione Puglia che, quindi, concesse l’autorizzazione in deroga.
Ora si tratta di correre ai ripari.
L’alternativa, come si è detto più volte, è tuttora presente: a causa dello stato avanzato dei lavori, nella difficoltà di realizzare l’auspicabile recupero delle acque a fini agricoli e di irrigazione del verde cittadino, sarebbe sufficiente il potenziamento delle due condutture esistenti che portano al canalone di Sant’Antonio, magari ausiliandole con pompe di spinta – e relativo gruppo elettrogeno che si aziona automaticamente in caso di caduta dell’energia elettrica – per ovviare alla bassa pendenza (come viene fatto da decenni per la fogna nera del fronte mare, con i liquami inviati dall’impianto di pompaggio, sotto pressione, al depuratore).
Peraltro, l’auspicio è di non ripetere ancora una volta gli stessi macroscopici errori quando si dovrà passare alla progettazione definitiva ed esecutiva del Lotto 2, al fine di risolvere una volta per tutte il problema strutturale dell’allagamento cronico del sottopassaggio di Via Manzoni.
Al seguente link della nostra pagina Facebook è possibile leggere per quali ragioni si allaga il sottopassaggio e perchè il finanziamento destinato a risolvere il problema fu invece destinato alla zona ovest di Mola, con lo scarico alla sciala delle cozze:



Da tutta la vicenda narrata, con il supporto dei documenti allegati, ogni lettore può trarre autonomamente le proprie conclusioni.















Sicuramente è un argomento MOLTO spinoso….Vorrei sottolineare come tutto il canalone di scarico acque meteoriche sito lungo il percorso finale a S.Antonio e precisamente situato nel mezzo lungo tutta la via parallela a via Guglielmo Marconi e via Carlo d’Angiò sia da lunghissimo anni fonte di notissime erosioni pericolosissime a completo danno delle fondamenta di tali abitazioni che purtroppo vi si affacciano. Terribile poi quando il flusso notevole di tali scarichi Piovani trascinano ogni sorta di liquami e di carcasse di ogni sorta, poiché invadono completamente i piccoli balconcini invadendo completamente le abitazioni finali di via Marconi a ridosso proprio del mare!!!! Ho vissuto una vita nelle nostre case di proprietà di tutta la nostra famiglia nella completa umidità!!!! Quale rimedio???? Nessuno da oltre 60 anni!!! E i vari continui restauri alle abitazioni a poco servono
In pratica viviamo in Laguna di Venezia……