ESCLUSIVA “MOLA LIBERA”. Pubblichiamo la versione integrale della Valutazione d’Incidenza Ambientale (“VINCA”), commissionata dal Comune di Mola di Bari alla ENGEO soc. coop. a r.l. di Bari, relativa agli effetti dello scarico a mare della fogna bianca, in località “sciala delle cozze”, sul SIC (Sito di Interesse Comunitario) costituito dal posidonieto Barletta – San Vito, che si sviluppa lungo la costa molese. Dall’esame dei documenti che alleghiamo emergono alcune prime incongruenze e contraddizioni. Ecco quali sono.
La parte finale dello studio è stata letta dal Sindaco Giuseppe Colonna nella seduta di Consiglio comunale di lunedì 13 novembre 2023, nel corso della discussione della proposta di deliberazione dei consiglieri di minoranza intitolata: “Progetto esecutivo dei Lavori di adeguamento recapito finale e completamento delle reti di fognatura bianca- I lotto funzionale. Richiesta variante in corso d’opera con l’eliminazione dello scarico presso la spiaggia urbana della Sciala delle cozze.”
E’ importante notare che l’attività di redazione della “Vinca” fu affidata alla ditta Engeo con la determina n. 1941 del 12-10-2023 dell’ing. Marco Mezzapesa, Capo Settore Opere pubbliche e Manutenzione – Ufficio Lavori pubblici e RUP (Responsabile Unico del Procedimento).
Riproponiamo la determina, già pubblicata da “Mola Libera”, per una migliore comprensione, tornando ad evidenziare che l’ing. Mezzapesa così si esprime in tale atto amministrativo:
Vista la Direttiva Sindacale prot. n. 34526 del 5/10/2023 afferente i Lavori di adeguamento recapito finale e completamento delle reti di fognatura bianca – 1° lotto funzionale, con la quale:
•Si demandava, predisponendo eventuali atti gestionali, al responsabile del procedimento la cura di ogni approfondimento tecnico, anche ove occorra con consulenti tecnici esterni, teso alla verifica del rispetto della normativa comunitaria (ivi compresa la c.d. direttiva Habitat);
•si condivideva con il R.U.P. la necessità di prosecuzione dei lavori di che trattasi, senza soluzione di continuità, atteso che l’opera è finanziata da fondi comunitari soggetti a rendicontazione entro e non oltre il 31/12/2023 e soggetti a definanziamento con grave nocumento per l’Ente.
E più avanti:
Precisato, ai sensi e agli effetti dell’art. 192 del D.Lgs. n. 267/2000, che:
–il fine che s’intende perseguire è garantire la prosecuzione dei lavori di adeguamento dei recapiti finali e completamento delle reti di fognatura bianca dell’abitato di Mola di Bari;
–l’oggetto del contratto è l’affidamento dell’incarico professionale afferente l’attività di relazione tecnica appropriata VIncA come da normativa vigente, finalizzata alla messa in esercizio dell’opera.
In sostanza, il RUP ing. Mezzapesa prendeva atto della direttiva del Sindaco Colonna del 5 ottobre 2023, che indicava la necessità di proseguire i lavori in corso fino alla loro conclusione, senza interruzioni, pena il definanziamento dell’opera.
Quindi, Colonna – che in quel periodo intratteneva relazioni con il Comitato Sciala delle cozze, mostrandosi disponibile a trovare soluzioni alternative – in realtà il 5 ottobre era già deciso a perseguire la soluzione dello scarico a mare alla “sciala delle cozze”.
Inoltre, l’ing. Mezzapesa, nella sua determina, chiarisce che la “Vinca” viene redatta per assicurare la documentazione finalizzata a garantire la prosecuzione dei lavori per lo scarico a mare, senza menzionare l’indispensabilità di tale documento in materia ambientale ai fini della tutela delle praterie di posidonia che, con il posidonieto Barletta – San Vito, lambiscono le nostre coste e apportano numerosi benefici all’habitat marino e costiero. Tanto da portare il predetto posidonieto ad essere inserito tra i Siti di Interesse Comunitario (SIC) nella Rete europea “Natura 2000” per la conservazione della biodiversità.
Infatti, qualora un’opera, pubblica o privata, possa avere effetti anche indiretti su un Sito ambientale di Interesse Comunitario (SIC), la VINCA è sempre obbligatoria e va redatta nella fase iniziale della progettazione, come ha stabilito una recente sentenza del Consiglio di Stato, e non certo alla fine dei lavori, come nel caso molese.
Ecco il testo completo della determina:
L’incarico alla società ENGEO coop. a r.l. viene dunque affidato in data 12-10-2023.
Tuttavia, l’incarico deve essere formalizzato con un contratto, come la stessa determina riporta:
il contratto, laddove stipulato a chiusura della “RDO”, assumerà la forma di documento informatico sottoscritto con Firma Digitale dal Fornitore e dal Soggetto Aggiudicatore. (Art. 53 delle REGOLE DEL SISTEMA DI E-PROCUREMENT DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE)
In tale art. 53 si precisa che il Soggetto Aggiudicatore (Comune di Mola) quale stazione appaltante, procede nei confronti dell’affidatario alle verifiche previste dal Codice dei Contratti Pubblici (…) fermo restando che potrà utilizzare, sotto la propria esclusiva responsabilità, la documentazione relativa al Fornitore eventualmente disponibile a tale scopo nel Sistema (la norma si riferisce al MEPA, Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione, utilizzato in questo caso).
- Successivamente, con la determina n. 2170 dell’8/11/2023, l’ing. arch. Teresa Palladino – nuova responsabile del Settore Opere pubbliche e Manutenzioni del Comune di Mola, giacchè l’ing. Mezzapesa è stato collocato in aspettativa dal 01/11/23 – formalizzava il versamento degli oneri istruttori dovuti alla Regione Puglia per richiedere l’autorizzazione alla Valutazione d’Incidenza Ambientale (“VINCA”) redatta dalla società ENGEO.
Ecco la determina dell’arch. Palladino:
Dall’esame della determina in discorso si apprendeva così che la stipula contrattuale con la predetta ENGEO era avvenuta il 17/10/2023:
si procedeva all’affidamento diretto del servizio de quo alla ditta ENGEO SOC. COOP A R.L., (P.I. 08060810721), con sede in Viale Adriatico c/o Fiera del Levante – Pad. 105 –70132 Bari (BA);
Visto Disciplinare d’incarico professionale sottoscritto digitalmente in data 17/10/2023.
Sta di fatto che la Valutazione d’Incidenza Ambientale (VINCA) commissionata, e che a conclusione dell’articolo pubblichiamo nella sua versione integrale, porta sul frontespizio due date contrastanti: la prima è quella del 10 ottobre 2023, quindi antecedente addirittura alla data della determina comunale, che è del 12 ottobre 2023; la seconda è del 19 ottobre 2023, di appena due giorni successivi alla stipula contrattuale di affidamento dell’incarico.
Prendendo per buona la seconda delle date, il 19-10-23, ci si chiede come sia stato possibile redigere una procedura complessa qual è la “VINCA” in soli due giorni da parte della ENGEO.
Un’azienda, peraltro, che risulta essere uno “spin off”, cioè la trasformazione di un settore operativo di un’azienda in un’altra società, nel caso specifico una derivazione dello studio Romanazzi-Boscia che ha curato la progettazione dell’impianto di scarico a mare alla “sciala delle cozze”. E, come appare dal sito “Opencoesione”, lo “spin off” è stato “pacifico”, poichè ENGEO continua a lavorare con tale studio di progettazione:
E’ forse stato il Comune di Mola a chiedere una così rapida velocizzazione della procedura di redazione? Una procedura a tempo di record, tenuto conto che nella VINCA, peraltro, si parla anche di un sopralluogo all’impianto di trattamento di Viale Europa Unita e sul cantiere e dintorni, in località “sciala delle cozze”. Come è stato possibile fare tutto così di corsa? Siamo sicuri che con una tale velocità, pur con il dovuto rispetto verso i professionisti che ci hanno lavorato, non si possa essere incorsi in errori ed omissioni?
Peraltro, al momento, come si è visto, la procedura di richiesta di validazione della “VINCA” è stata formalizzata correttamente alla Regione Puglia a partire dall’8 novembre scorso. Quanto tempo ci metteranno gli Uffici regionali per esaminarla? Quando arriverà il pronunciamento? E siamo davvero sicuri che la procedura avrà esito positivo? E siamo certi che sarà rilasciato prima della conclusione dei lavori?
Lunedì sera, in Consiglio comunale, il Sindaco Colonna sbandierava le pagine finali del rapporto come un trofeo di guerra, come qualcosa di già acquisito e che mette una pietra tombale sulle richieste del Comitato di fermo lavori e di ricerca di alternative allo scarico in mare alla sciala delle cozze.
A prescindere dalla ovvia necessità che la “Vinca” debba essere redatta e presentata per le autorizzazioni ambientali prima dell’inizio dei lavori, come di recente ha sentenziato il Consiglio di Stato, vi è la certezza che lo studio redatto dalla Engeo sia indenne da contraddizioni?
Per ora, in attesa di un’analisi puntuale, ci limitiamo a rilevare la forte discrepanza tra quanto viene affermato nella “Vinca” della Engeo e quanto invece sostenuto dall’autorevole e ufficiale voce dell’ISPRA, a proposito degli effetti della salinità sulla “salute” della posidonia, la pianta acquatica protetta lungo le nostre coste, nell’estensione del posidonieto Barletta-San Vito, quale SIC (Sito di Importanza Comunitaria) protetto dalla Rete Natura 2000 dell’Unione Europea e, nello specifico, oggetto della Valutazione d’Incidenza Ambientale in discorso.
Innanzitutto, cos’è l’ISPRA? Così si legge sul sito istituzionale:
L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) è ente pubblico di ricerca, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, autonomia tecnica, scientifica, organizzativa, finanziaria, gestionale, amministrativa, patrimoniale e contabile.
L’ISPRA è sottoposto alla vigilanza del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE). Il Ministro si avvale dell’Istituto nell’esercizio delle proprie attribuzioni, impartendo le direttive generali per il perseguimento dei compiti istituzionali.
A proposito degli effetti della salinità sull’integrità della posidonia, lo studio VINCA della società ENGEO così afferma a pag. 68:
Considerato che la portata massima stimata (dell’impianto, ndr) è pari a 3,87 mq/s, in presenza di eventi meteorologici straordinari, si ritiene che l’apporto nel comparto marino dell’acqua depurata proveniente dal depuratore avrebbe la finalità di arricchire le caratteristiche biotiche del mare.
In particolare, com’è noto in bibliografia la specie protetta Posidonia oceanica è particolarmente vulnerabile all’aumento della salinità.
L’acqua depurata verrà rilasciata in battigia ad una distanza di 150 m dalla pianta
stessa e quindi l’impatto potenziale secondario può essere considerato migliorativo.
E, quindi, a pag. 82:
Considerando l’impatto secondario dell’impianto sulla prateria, si ritiene che l’acqua reflua
depurata, riversata in battigia, potrebbe influire in maniera positiva sulla condizione di salute della pianta (fig.19)
Infatti, i sedimenti verrebbero trattenuti e poi smaltiti dall’ impianto di depurazione. Si
sottolinea che tra i fattori che determinano la morte della piante ci sono i sedimenti e l’aumento della salinità, condizioni già analizzate in precedenza.
Invece, l’ISPRA, così sostiene a proposito degli effetti della salinità sulla posidonia:
Le caratteristiche biologiche, che ne hanno consentito il successo per milioni di anni, sono causa di vulnerabilità e fragilità rispetto ai cambiamenti rapidi e alle perturbazioni provocate dall’uomo negli ultimi decenni La posidonia vive tra la superficie e 20-45 metri di profondità. La profondità massima a cui si sviluppa dipende dalla trasparenza dell’acqua, teme inoltre la riduzione di salinità, motivo per cui è assente presso la foce dei fiumi.
E in un altro studio, l’ISPRA così si esprime:
È una specie che tollera temperature comprese tra 10 e 28 °C ma necessita valori di salinità relativamente costanti, non inferiori al 33 PSU; infatti scompare in prossimità degli sbocchi fluviali ed è totalmente assente nelle aree salmastre.
https://www.reteambiente.it/repository/normativa/37550_ispra_linee_guida_poseidonia_5_2020.pdf
Allora, chi ha ragione? ENGEO o ISPRA?
La parola la cediamo agli esperti, con l’auspicio che, in attesa del responso della Regione Puglia, vogliano far conoscere il loro parere affidandolo alla nostra redazione.
Intanto, ecco, finalmente, la versione integrale della Valutazione d’Incidenza Ambientale redatta da Engeo:





Riceviamo dal dott. Giambattista Bello, biologo marino, e pubblichiamo:
Ho letto con interesse l’articolo di Mola Libera sulla relazione di Valutazione di Incidenza Ambientale relativa allo scarico alla sciala delle cozze. Rivelo con stupore l’ultra-rapidità con cui questa relazione è stata allestita: per esperienza personale (e non “bibliografica”) so che l’allestimento di una relazione così corposa richiede SETTIMANE di lavoro serio da parte di tecnici con preparazione specifica.
Ma ancora più stupito mi ha lasciato leggere che, secondo i redattori di quella relazione, l’acqua dolce “favorisce” la posidonia.
Cosa che non risulta in nessun testo scientifico, anzi l’acqua dolce DANNEGGIA la posidonia, come è scritto in tutti i testi di Biologia Marina.
D’altronde, l’estensore dell’articolo di Mola Libera ha fatto bene a riportare stralci di testi scientifici curati dall’ISPRA che confermano quanto ho affermato, e che corrisponde pure a quanto affermai in una mia relazione (preparata su richiesta del Comitato pro Sciala delle cozze) di pochi mesi fa.
Peraltro, colgo l’occasione per affermare che quella mia relazione era basata in parte su dati tratti dalla bibliografia e in parte risultanti da mie ricerche professionali; la Scienza biologica marina si fa sempre così: risultati di ricerca sul campo + dati tratti dalla letteratura preesistente.
Infine, è sotto gli occhi di tutti, anche di chi non sa letteralmente leggere e scrivere, che laddove ci sono scarichi di acqua dolce la posidonia scompare: è sufficiente avere gli occhi per vedere la mappa della distribuzione della posidonia che si interrompe in corrispondenza degli sbocchi di acqua dolce, anche di fronte a ruscelletti che portano acqua al mare solo quando ci sono piogge abbondanti.