mercoledì, 9 Settembre, 2026
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Mola di Bari

SCIALA DELLE COZZE: “PROSEGUIRE E TERMINARE LO SCARICO A MARE SENZA FERMARSI”, COSI’ COLONNA AL DIRIGENTE LAVORI PUBBLICI. TUTTI I DOCUMENTI DI UNA VICENDA MOLTO INQUIETANTE

data:

Sciala delle cozze, ultimo atto. Con la ripresa dei lavori nell’ultimo tratto, è ormai ben chiara la volontà del Sindaco Colonna di non fermarsi di fronte ad alcuna rimostranza dei cittadini. Nel corso di lunghi mesi, il primo cittadino ha mostrato la mano di velluto al Comitato, salvo agire nascostamente con pugno di ferro per raggiungere il suo unico obiettivo: lo scarico a mare della fogna bianca in un tratto di litorale che sarà compromesso per sempre. “Mola Libera” ricostruisce l’intera vicenda, fino agli ultimi clamorosi sviluppi, con un documento inedito che svela i veri intendimenti di Colonna: andare avanti ad ogni costo con i lavori senza alcuna modifica progettuale. Ecco perchè.

Premessa

E’ una brutta storia quella della “Sciala delle cozze”. Bruttissima. Sa di arroganza del potere, di approssimazione amministrativa, di chiacchiere di politici da repubbliche delle banane e di imbonimenti da gioco delle tre carte.

Non ripercorreremo l’intera vicenda. Lo abbiamo fatto più volte su “Mola Libera”, man mano che gli eventi andavano dipanandosi.

Ai due link sottostanti, i lettori trovano un’ampia ricostruzione della spinosa questione, con numerosi documenti ufficiali:

DOSSIER “SCARICO FOGNA BIANCA ALLA SCIALA DELLE COZZE”. ECCO TUTTO QUELLO CHE C’E’ DA SAPERE

SCARICO ALLA SCIALA DELLE COZZE: LE RESPONSABILITA’ DI COLONNA E BERLEN IN DUE PRECISI DOCUMENTI

Scarico alla sciala: la decisione del Commissario prefettizio poteva essere rivista dalla Giunta Colonna – Berlen, ma non fu fatto

Ora basti dire soltanto che si è giunti all’ultimo atto: la ripresa dei lavori sul canale a cielo aperto che scaricherà tonnellate di acqua di fogna bianca nel mare della località detta dai molesi “sciala delle cozze”.

Dove un tempo vi era una vasca di decantazione e cura dei mitili, venduti anche al dettaglio dagli esercenti, alimentata dall’acqua di mare e probabilmente da qualche sorgente sottomarina di pura acqua di falda, ora arriverà la desolazione di una palude che traboccherà in mare le piogge di tutta la zona nuova dell’abitato a nord ovest, rendendo la zona non balneabile per alcune centinaia di metri dal punto di scarico.

Una nuova “pane e pomodoro” in salsa molese: anche se a Bari è ancora peggio perchè nella nota località balneare ci tracimano le acque di fogna nera della Madonnella, un po’ come se la “città da bere” di Decaro fosse la Calcutta dell’Adriatico del Sud. Una vergogna che rimane sempre occultata tra le pieghe della stampa “amica”, una verità taciuta che induce i baresi a credere di essere a Miami Beach e non invece in una qualsiasi spiaggia terzomondista, con colibatteri di complemento.

Ma non è che a Mola ci sia tanto da stare più tranquilli: le acque piovane, soprattutto quelle di “prima pioggia”, trascinano di tutto, a cominciare dagli idrocarburi che si sversano quotidianamente sull’asfalto (perdite di olio, benzina e gasolio incombusto dagli scarichi, polveri sottili della combustione dei diesel, deiezioni solide e urine di cani, gatti e volatili, ecc.). In teoria tutto dovrebbe essere filtrato e “abbattuto” dal centro di sabbiatura e disoleazione già situato in Viale Europa Unita, angolo Via Padre Pio, dove arriveranno le acque piovane.

In realtà, quando gli eventi atmosferici sono piuttosto violenti (“bombe d’acqua”), sempre più frequenti, la filtrazione non riesce a svolgere per intero il suo compito a causa degli elevati volumi d’acqua da trattare in maniera immediata e, quindi, in mare ci finisce di tutto. Senza contare i fuori servizio e i guasti agli impianti, anche in condizioni normali.

Ecco perchè la normativa prevede comunque l’interdizione alla balneazione lungo la linea di costa.

Ma tant’è. Un provvedimento amministrativo del Commissario prefettizio, portato a maturazione, senza alcun ripensamento e modifica, dalla Giunta Colonna 1 tra il 2018 e il 2020, con i progetti definitivo ed esecutivo e, quindi, con l’assegnazione dell’appalto, porterà a disperdere in mare – e quindi a rendere non balneabile un largo tratto di costa, al momento tra i più puliti del litorale molese – tonnellate di acqua piovana (fino a 6 metri cubi al secondo su un fronte lineare di 3 metri) che, invece, in ossequio alle vigenti normative europee, nazionali e anche regionali esistenti, si sarebbe dovuto recuperare a fini irrigui agricoli e urbani.

Invece, si è scelto di imboccare l’ultima possibilità offerta dalla legislazione ambientale: lo scarico in mare, azionabile soltanto se non vi sono tecnicamente altre possibilità di recupero.

La sciala delle cozze sacrificata sull’altare della vanagloria per la scenografica spiaggia-solarium alla Rotonda. L’autorizzazione in deroga della Regione Puglia: basata su un presupposto depistante, dichiarato dalla Giunta Colonna-Berlen

E peraltro anche nella scelta di scaricare in mare si deve seguire una gerarchia: se vi sono aree costiere non balneabili, lo scarico va effettuato prioritariamente nel mare ad esse antistante.

Ed è proprio quello che il duo Colonna – Berlen ha omesso di fare, sebbene esista una doppia conduttura da 800 mm. (0,8 metri di diametro) ciascuna che, dal centro di filtraggio di Viale Europa Unita angolo Via Padre Pio, conduce nel tratto terminale del canalone di Sant’Antonio e da lì in mare, in un’area costiera definita non balneabile dalla normativa regionale, per la contestuale presenza del porticciolo Portecchia e del canalone, entrambi ostativi alla balneazione in un tratto lineare di alcune centinaia di metri.

Quelle due condutture furono realizzate nel 2006-2008 per scaricare le acque piovane del quartiere Cozzetto, quando furono completate le urbanizzazioni della sua espansione di fine anni ’90. Il progetto fu commissionato all’ing. Pietro Fiore nel corso della seconda Giunta Cristino (Assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici l’arch. Nico Berlen) e i lavori furono portati a termine durante la Giunta Berlen (con il Sindaco che assommava anche le deleghe assessorili a Urbanistica e Lavori pubblici, come nel precedente quinquennio).

Eppure, proprio Nico Berlen, tornato Assessore, nel 2018, con le stesse deleghe amministrative con la Giunta Colonna, ebbe l’ardire di negare l’esistenza di quelle due condutture nell’ormai famosa seduta di Consiglio comunale del 7 marzo 2023, nel corso della quale il consigliere Michele Daniele gli chiese perchè il progetto della nuova fogna bianca (con la raccolta della acque meteoriche oltre che dal Cozzetto anche dalla zona Industriale, da Cerulli 1 e dal nuovo PIRP Cerulli e, in futuro, dalla nuova lottizzazione C2.3) prevedeva lo scarico a mare alla “sciala delle cozze” e non utilizzava invece quelle due condutture già esistenti e collaudate.

Qui il richiamo al nostro flash informativo apparso sulla pagina Facebook di Mola Libera del 07-03-23:

https://www.facebook.com/molalibera/posts/pfbid02ZRqZwxVsBR1988jH9yWJJzx1mciqaafweeKFtFkWjn2hCK6duVtFRnB9f6mdKgZKl

Insomma, Berlen non poteva non sapere, quindi sapeva esattamente, eppure negò ostinatamente. Tutto al fine, con buona probabilità, di non appesantire ulteriormente il recapito finale del canalone Sant’Antonio con lo scarico di altra acqua di fogna bianca, poichè il progetto di spiaggia urbana – voluto fortemente da Berlen alla Rotonda, nel suo classico “prendere o lasciare” – per avere un senso richiede di ottenere la deportualizzazione di Portecchia dalle Autorità marittime e la declassificazione del canalone (classificato ad Alta pericolosità idraulica) dall’Autorità di Bacino, tutto al fine di eliminare il divieto di balneabilità.

Un progetto comunque folle da un punto di vista ambientale e urbanistico, con la realizzazione di una palificazione che prevede centinaia di plinti in cemento armato da piantare nel fondo del mare e due trame sovrapposte, con centinaia di tonnellate di lastre di ferro, per sorreggere una piattaforma in legno sintetico.

Ma non solo, come si può leggere nei nostri dossier, Colonna e Berlen fecero di più e di peggio. Ben prima ancora che Berlen negasse l’esistenza delle due condutture, la Giunta Colonna, di fronte ad un primo diniego della Regione Puglia allo scarico in mare alla sciala delle cozze – a causa del contrasto con la normativa ambientale e paesaggistica regionale – asseverò che non esistevano alternativa a quel recapito finale, tacendo deliberatamente che invece erano già stati installati i due collettori, di cui si è detto, che portano al canalone di Sant’Antonio.

E fu così che la Regione Puglia, basandosi su un presupposto depistante, rilasciò l’autorizzazione in deroga allo scarico alla sciala delle cozze, con deliberazione 30 marzo 2020, n. 422.

L’esecuzione dei lavori, la nascita del Comitato, la delibera del Consiglio comunale e il finto ascolto della Giunta Colonna-Berlen

Da quel momento avvenne l’escalation politico-amministrativa che portò all’inizio dei lavori, sia lato monte, nella zona di Via San Sabino, facendo passare le tubazioni al di sotto del fascio ferroviario, che nella zona a valle di Via Madre Teresa di Calcutta e quindi nel tratto finale, oltre il centro di filtraggio di Viale Europa Unita, fino al mare.

La protesta nel frattempo si organizzava  attraverso la nascita del Comitato “Sciala delle cozze” che chiedeva al Sindaco e agli amministratori comunali di rivedere la soluzione progettuale, abbandonando lo scavo sul lato mare e cercando soluzioni alternative con il recupero della acque piovane a fini irrigui oppure con il potenziamento delle due condutture esistenti che conducono già al canalone di Sant’Antonio (come si è visto, in zona non balneabile).

Anche il Consiglio comunale si esprimeva in tal senso, votando, il 13 aprile 2023, un ordine del giorno che chiede di rivedere la soluzione progettuale impattante sulla sciala delle cozze. Qui il link al nostro articolo sulla pagina Facebook di Mola Libera:

https://www.facebook.com/molalibera/posts/pfbid02TsziphJ3H39UpNWe35Wy9eSESFUiiBL2AVpUiTeM4RCt4gm4VLX2oiwiydANZchal

Il 2 maggio 2023, la Giunta comunale sembra recepire le indicazioni del Consiglio comunale e delibera di dare disposizioni ai funzionari comunali preposti di attivarsi per un blocco dei lavori e per soluzioni alternative.

Ecco la delibera:

(per scorrere il documento, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)

Nel frattempo, il 7 maggio 2023, il biologo marino Giambattista Bello, molese, consegna un’importante relazione al Comitato Sciala delle cozze che, a sua volta, la notifica al Sindaco di Mola e agli uffici comunali.

In essa si mette in evidenza come “a poche decine di metri dalla linea di costa, in corrispondenza del punto di scarico previsto per l’ampio collettore di fogna bianca in località “Sciala delle cozze”, si estende, parallelamente alla fascia costiera, il Sito di Importanza Comunitaria (SIC) denominato “Posidonieto San Vito – Barletta”.
Questo SIC è una delle aree protette della “Rete Natura 2000”, rete a livello comunitario istituita dalla Direttiva 92/43/CEE del 21.05.1992 (la cosiddetta “direttiva Habitat”) finalizzata alla conservazione degli habitat naturali, della fauna e della flora
selvatiche di particolare pregio e interesse ambientale, considerati essenziali per la salvaguardia e la conservazione della connotazione naturalistica del territorio europeo.”

Nella relazione si precisa che “la posidonia non sopravvive nelle vicinanze di sbocchi
a mare di acqua dolce” e pertanto lo scarico in mare alla sciala delle cozze di grandi quantità di acque di fogna bianca sarebbe assolutamente deleterio per il mantenimento del posidonieto che svolge una fondamentale azione di equilibrio ecologico.

Infatti, la posidonia estrae 35 volte più CO2 (anidride carbonica) dall’atmosfera rispetto ad una pari superficie di foresta pluviale, le sue radici impediscono lo sgretolamento delle coste e l’erosione delle spiagge di sabbia, nella sua prateria si riproducono molte specie ittiche e cresce il novellame. Insomma, si tratta di una pianta preziosa (non è un’alga) che dalla terra si è poi ambientata al mare.

Ecco il testo completo della relazione del dott. Bello:

(per scorrere il documento, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)

Le “promesse da marinaio” della campagna elettorale: Colonna si scatena

Segue la campagna elettorale e qui Colonna si sbizzarrisce in promesse continue ai cittadini e al Comitato, assicurando che, in base alla delibera di Giunta del 2 maggio, una soluzione alternativa si troverà, demandando intanto ad un importante studio legale barese di trovare una giustificazione normativa al blocco dei lavori richiesto dal Comitato.

Una soluzione che non arriverà mai, come non giunge alcuna modifica progettuale dallo studio Boscia-Romanazzi – che ha curato la progettazione, con annesso scarico a mare alla sciala delle cozze – sebbene richiesta dalla stessa delibera consiliare oltre che dal Comitato.

Anzi, lo studio Boscia-Romanazzi conferma lo studio progettuale con il seguente documento:

Peraltro, lo studio di progettazione fa sapere che le due condotte che portano al canalone di Sant’Antonio sono di portata insufficiente e, anche se non se ne trova traccia nel documento, hanno una pendenza limitata (0,1%), un’asserzione che tuttavia contrasta con il collaudo avvenuto dopo la loro posa in opera negli anni 2006-2008 e che certificò una pendenza dello 0,26%.

Insomma, per i progettisti non ci sono soluzioni alternative. Tuttavia, basterebbe affiancare alle due condotte una terza ulteriore di adeguato diametro, ovvero sostituirle con una di adeguata portata, come già fatto con i collettori di Via Madre Teresa di Calcutta, incrementati nel loro diametro con gli attuali lavori.

E, in ogni caso, per ovviare agli eventuali problemi di pendenza basterebbe installare un gruppo di pompe di spinta (supportato, in caso di interruzione di energia elettrica, da un gruppo elettrogeno di continuità) come peraltro presenti nell’impianto di sollevamento del fronte mare che, appunto, “spinge” i liquami di fogna verso il depuratore cittadino AQP di “Ponticello” per colmare la scarsa pendenza.

Ma tant’è: a conti fatti non è mai esistita una concreta intenzione di evitare lo scarico a mare alla sciala delle cozze. Così è stato deciso dagli amministratori comunali per un diverso interesse politico: finalizzato a sacrificare la sciala in cambio della gloria ottenibile dal duo Colonna-Berlen per il “solarium-lido” scenografico alla Rotonda.

Passata la festa (elettorale)… gabbato lo santo (il comitato)…

Passate le elezioni con la risicatissima riconferma di Colonna, scende una coltre di oblio sull’intera vicenda.

I lavori continuano a cavallo del fascio ferroviario e in Via Madre Teresa di Calcutta. 

Il Sindaco, in un incontro pubblico, tenutosi in Piazza XX Settembre il 2 settembre scorso, in occasione della Giornata internazionale per la custodia del creato, istituita da Papa Francesco, risponde al coordinatore del Comitato sciala delle cozze, il dott. Vincenzo Fortunato, che a breve ci saranno le risposte dei legali per valutare una sospensione dei lavori nella fascia terminale dello sbocco a mare, in attesa di una soluzione progettuale alternativa.

Ma il Comitato non riceve, nelle settimane seguenti, alcuna risposta. Tutto tace, mentre proseguono i lavori soltanto nella zona di Via Madre Teresa di Calcutta.

Sciala, ultimo atto: la ripresa dei lavori sul canale a cielo aperto, a pochi passi dal mare. La manifestazione di protesta del Comitato e la presenza di possibili reperti archeologici

All’improvviso, l’accelerazione. Lunedì 16 ottobre riprendono le attività nel tratto finale del tracciato, il canale a cielo aperto che arriva al confine con il demanio marittimo.

Il Comitato reagisce e, dopo un primo incontro dei suoi sostenitori avvenuto nel tardo pomeriggio di lunedì 16 ottobre, presso la piazza del Municipio, convoca una manifestazione pubblica per giovedì 19.

Nel frattempo, giungono alla redazione di “Mola Libera” alcune foto che potrebbero raffigurare reperti archeologici, emersi durante le nuove operazioni di allargamento degli scavi, con una cartina che evidenzia il punto di ritrovamento:

Mola Libera, nel pubblicarle tempestivamente, sottopone le immagini ad alcuni esperti in arte e archeologia e il responso è possibilista sulla presenza di “reperti vascolari”, cioè di ceramiche antiche, tuttavia da osservare direttamente per una effettiva validazione e datazione.

Giovedì 19 mattina, alle 09.30, si svolge la manifestazione convocata.

I manifestanti pochi se considerati in numero complessivo, ma numerosi se si tiene conto della giornata feriale e dell’orario lavorativo, si riuniscono nei pressi del cantiere, poi raggiungono il Municipio. E quindi, dopo alcuni interventi dei presenti, formano una delegazione che incontra il Vice Sindaco Angelo Rotolo e l’Assessore all’Ambiente Marino Liuzzi.

Qui, la nostra cronaca dell’avvenimento:

https://www.facebook.com/molalibera/videos/1022850255688704/

Il Sindaco non è presente all’incontro perchè, così viene riferito da Rotolo, si trova presso gli uffici regionali, anche se il giorno dopo si appura che Colonna era presente all’interno degli uffici comunali. Il Sindaco non smentisce la notizia di Mola Libera e, quindi, conferma indirettamente di essersi sottratto al confronto con la delegazione del Comitato e i consiglieri comunali di opposizione.

Nel corso dell’incontro, al quale era presente il nostro giornale, si apprende che il Comune di Mola aveva nominato a suo tempo un archeologo di cantiere, come richiesto dalla Soprintendenza. E’ il dott. Rocco Sanseverino.

Ecco la determina di nomina:

(per scorrere il documento, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)

Tuttavia, si viene a sapere dal Vice Sindaco che il dott. Sanseverino, pur presente alle operazioni di scavo, non ha ravvisato reperti di natura archeologica.

Quindi, la richiesta di sospensione cautelativa dei lavori, in attesa del recupero dei reperti fotografati nell’area di cantiere, viene assolutamente ignorata: nel primo pomeriggio i lavori riprendono in grande stile. Se c’erano tracce del nostro passato, tenendo conto che nella zona interessata dai lavori passava l’antica Via Traiana, sono purtroppo sparite sotto i colpi di ruspa.

Una cartina che mostra il percorso della Via Traiana, che passava lungo il litorale molese, attraversando il territorio oggi contrassegnato anche dalla denominazione di “sciala delle cozze
Mola dall’alto in un’eccezionale foto ripresa da un aereo militare nel 1943. Si nota il tracciamento dell’antica Via Traiana, sia sul litorale nord che su quello sud

Le nostre considerazioni sul possibile ritrovamento di reperti archeologici in una zona interessata dal passaggio della Via Traiana:

https://www.facebook.com/molalibera/posts/pfbid02hBEmdAsZGAQYm8WtyiPVCqSN8SkFxtXwoRvy12xV1aYCE58BkFVp3ffLKME8HZzVl

La “VINCA” (Valutazione di Incidenza Ambientale), questa sconosciuta: è indispensabile in presenza del posidonieto (protetto dalla normativa europea) che si trova in mare, in corrispondenza dello scarico alla sciala delle cozze. Il Comune di Mola non l’ha mai ottenuta: ora si scopre che se ne sta occupando, ma molto tardivamente…

Si arriva a ieri mattina, sabato 21 ottobre, e si apprende solo ora che il Comune di Mola ha assegnato un incarico professionale per la redazione della Vinca (Valutazione di Incidenza Ambientale).

Che cos’è la “Vinca”? La valutazione di incidenza ambientale (in acronimo VINCA o VI) è un atto previsto dal diritto dell’Unione Europea che ha lo scopo di accertare preventivamente se determinati progetti possano avere incidenza significativa sui Siti di Importanza Comunitari (SIC), sulle Zone Speciali di Conservazione e sulle Zone di Protezione Speciale (ZPS).

Tale procedura è stata introdotta dall’articolo 6, comma 3, della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” con lo scopo di salvaguardare l’integrità dei siti attraverso l’esame delle interferenze di piani e progetti non direttamente connessi alla conservazione degli habitat e delle specie per cui essi sono stati individuati, ma in grado di condizionarne l’equilibrio ambientale. In Italia la valutazione di incidenza ambientale è introdotta dall’art. 5, comma 8, D.P.R. n. 357/97.

Quindi, poichè lo scarico a mare alla sciala delle cozze interferisce direttamente con il posidonieto presente a poche decine di metri dalla riva, classificato SIC (Sito di Importanza Comunitaria) all’interno della Rete comunitaria “Natura 2000”, la presentazione e l’ottenimento della VINCA dalle Autorità preposte al suo rilascio è assolutamente indispensabile.

E’ quanto ha più volte chiesto il Comitato al Sindaco: il progetto in esecuzione ha conseguito la “Vinca”? Colonna e Berlen non hanno mai risposto. Ora, venuto meno Berlen, Colonna non  risponde nemmeno.

Però, improvvisamente salta fuori questo documento che assegna un incarico professionale per la redazione della VINCA quando ormai l’opera è stata praticamente quasi tutta realizzata:

(per scorrere il testo, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)

Un atto amministrativo che fa rabbrividire… il Comune trattato come una bocciofila: insensibilità politica e istituzionale verso le normative ambientali europee e nazionali. Si cerca di correre ai ripari non per sensibilità verso il mare e il posidonieto, ma solo per “mettere a posto le carte” e non perdere i finanziamenti… 

Esaminare l’atto che conferisce l’incarico di redazione della VINCA alla ditta ENGEO SOC. COOP A R.L. è qualcosa che mette i brividi e dà i capogiri.

Finora Colonna (e prima di lui Berlen) se ne è altamente infischiato di rispondere al Comitato sull’ottenimento dell’indispensabile VINCA, credendo che si potessero piegare, come spesso si è fatto in questi ultimi anni, le normative a proprio piacimento, con la logica della bocciofila o di una comitiva di amici che si danno un “disciplinare” per le uscite in pizzeria.

Ora che i lavori stanno per essere conclusi e che si teme il definanziamento perchè la rendicontazione lavori va presentata entro il 31 dicembre 2023, qualcuno ha suggerito a Colonna che senza la VINCA non potrà rendicontare… e quindi il costo integrale delle opere andrà a ricadere sulle casse comunali, con un prevedibile buco di bilancio di almeno 2 milioni di euro …

E’ per questo, e solo per questo, non per sensibilità ambientale e per vero rispetto delle leggi comunitarie e nazionali, che Colonna, tramite il responsabile del Settore Lavori pubblici, ing. Marco Mezzapesa, peraltro “silurato” da poco e, quindi, collocato in aspettativa dal 1° novembre, decide di correre ai ripari in maniera assolutamente tardiva.

Il testo della determina è molto chiaro leggendolo integralmente, ma, per comodità dei lettori, estrapoliamo di seguito la parte più significativa che ne fa capire la portata “manipolativa”:

Vista la Direttiva Sindacale prot. n. 34526 del 5/10/2023 afferente i Lavori di adeguamento recapito finale e completamento delle reti di fognatura bianca – 1° lotto funzionale, con la quale:
•Si demandava, predisponendo eventuali atti gestionali, al responsabile del procedimento la cura di ogni approfondimento tecnico, anche ove occorra con consulenti tecnici esterni, teso alla verifica del rispetto della normativa comunitaria (ivi compresa la c.d. direttiva Habitat);
•si condivideva con il R.U.P. la necessità di prosecuzione dei lavori di che trattasi, senza soluzione di continuità, atteso che l’opera è finanziata da fondi comunitari soggetti a rendicontazione entro e non oltre il 31/12/2023 e soggetti a definanziamento con grave nocumento per l’Ente;

Dunque, è tutto molto chiaro:

  1. Esiste una direttiva (non presente nell’Albo pretorio perchè atto interno) che il Sindaco ha fornito precisamente all’ing. Mezzapesa (RUP, cioè Responsabile Unico del Procedimento) per la verifica del rispetto della normativa comunitaria, innanzitutto di quella “Habitat”, che fa espresso riferimento alla Rete “Natura 2000” e ai SIC (Siti di Importanza Comunitaria), tra i quali è annoverato il posidonieto Barletta-San Vito e che vede il tratto di mare antistante alla costa molese compreso in esso. 
  2. Come mai il Sindaco se ne ricorda solo lo scorso 5 ottobre, e cioè quando ormai i lavori sono arrivati ad un punto di non ritorno? Eppure si sa benissimo che la direttiva “Habitat”, con la conseguente redazione della VINCA, va tenuta in conto già in sede di progettazione quanto meno esecutiva, se non definitiva, e non certo, addirittura, nella fase conclusiva dei lavori!!! 
  3. Il Sindaco, in ogni caso, il 5 ottobre condivide con il RUP (l’ing. Mezzapesa) la necessità di proseguire i lavori “senza soluzione di continuità”, quindi senza più alcuna interruzione, perchè i fondi comunitari di finanziamento dell’opera potrebbero andare persi se i lavori non vengono terminati e rendicontati finanziariamente entro il prossimo 31 dicembre.
  4. Dunque, il Sindaco non solo NON ha dato direttive precise anzitempo agli Uffici comunali per il rispetto della normativa europea, che prevede in questo caso, obbligatoriamente, la redazione in fase progettuale della VINCA, ma avrebbe dovuto sapere benissimo che, trattandosi di fondi comunitari e, quindi, a maggior ragione sottoposti a verifica di rendicontazione in ogni aspetto, il rispetto specifico della normativa europea era fondamentale!!!
  5. Pertanto, abbiamo un Sindaco particolarmente disattento e inadeguato al suo ruolo. Oppure si tratta di un politico convinto di poter piegare perfino le norme europee alla sua volontà di potenza, magari aggiustando lungo il percorso le “carte”, grazie ad autorizzazioni metropolitane e regionali ottenute fuori tempo massimo. In entrambi i casi, un “primo cittadino” dal quale non comprare mai un’auto usata, come nella tradizione politica statunitense si dice di un candidato alla presidenza poco affidabile.
  6. Da ciò ne discende che il Sindaco ha preso letteralmente in giro il Comitato sciala delle cozze, nella sua dirigenza e nei suoi aderenti e sostenitori, promettendo sempre una revisione progettuale o, comunque, una sospensione dei lavori per trovare nuove soluzioni alternative allo scarico in mare. Da questo documento, invece, si evince che il 5 ottobre scorso, Colonna ha “condiviso” con il RUP (l’ing. Mezzapesa) sulla necessità di proseguire i lavori fino alla fine, senza deviazioni dall’impostazione progettuale iniziale.

Un incarico per la VINCA che non convince e, comunque, una sentenza del Consiglio di Stato che ne disconosce la legittimità per i procedimenti realizzati a posteriori

Si sa che il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. E anche in questo caso, il demone tentatore poco può rispetto alla strada maestra del rispetto a tempo debito delle norme di legge. Infatti, anche il detto “la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni“, calza a pennello.

Le “buone intenzioni” del Sindaco Colonna, in realtà molto ipocritamente enunciate in ogni consesso, si scontrano con la realtà amministrativa dei fatti.

Perfino la redazione di una VINCA commissionata a posteriori, non per rispetto convinto delle normative, ma per “mettere a posto le carte”, temendo di perdere i finanziamenti comunitari, va in collisione con il rispetto della giurisprudenza amministrativa.

E quindi lo scarico alla sciala delle cozze apre la porta dell’inferno politico-amministrativo: non a caso i manifestanti di giovedì scorso hanno chiesto a gran voce le dimissioni di Colonna.

Vediamo infatti come si è pronunciato il Consiglio di Stato nel caso di una VINCA presentata postuma, cioè in richiesta di sanatoria:

(per scorrere il documento, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)

In poche parole, secondo un autorevole interpretazione della sentenza del Consiglio di Stato:

  1. La VINCA è e deve essere parte integrante del procedimento amministrativo che autorizza l’intervento.
  2. La VINCA deve essere trasparente, aperta alle osservazioni del pubblico e partecipata, secondo un format la cui tipicità inderogabile assurge a presidio del giusto procedimento ambientale, il cui spirito e la ratio sarebbero traditi da una sistemazione ex post.
  3. La pronuncia mette in evidenza la previsione della natura prioritaria inderogabile della VINCA rispetto all’approvazione del piano o del progetto, combinata con l’impossibilità di convalide ex post; meccanismi coerenti con il valore della conservazione, che postulerebbero controlli efficienti ed efficaci, i soli a poter prevenire che si operino trasformazioni degli habitat protetti senza valutazione di incidenza.

In definitiva, il Consiglio di Stato, confermando la legittimità dell’annullamento in autotutela di permessi di costruire rilasciati in siti di Rete Natura 2000 senza valutazione di incidenza, afferma inequivocabilmente che la VINCA è requisito di validità e non di efficacia, insuscettibile di venire sanato ex post o di venir temperato da affidamenti di sorta sul rilascio di titoli conseguiti illegittimamente all’esito di procedure non partecipate dal pubblico.

Pertanto, è del tutto evidente come l’incarico di redigere la VINCA postuma, conferito alla società ENGEO SOC. COOP A R.L. di Bari, non potrà sanare un iter amministrativo assolutamente illegittimo in diverse parti, a cominciare dall’assenza dell’autorizzazione demaniale ex art. 34 del codice della navigazione, mai neppure richiesta alle Autorità del Compartimento Marittimo di Bari, secondo quanto ci risulta da fonte affidabile.

CONCLUSIONI

In definitiva, come abbiamo già evidenziato nei nostri precedenti dossier, gran parte dell’attività politico-amministrativa del Comune di Mola di Bari relativa alla progettazione e all’esecuzione dei lavori di recapito finale della fogna bianca in località marina di “sciala delle cozze”, appare viziata da gravi irregolarità procedurali e di mancato rispetto delle normative comunitarie, statali e regionali.

Ormai la strada imboccata dal Sindaco di Mola, con il decisivo concorso dell’ex Assessore Berlen, e oggi in autonomia, appare sempre più finalizzata a non recedere dallo scarico in mare alla sciala, basato su un’autorizzazione concessa in deroga dalla Regione Puglia su un presupposto non veritiero: la dichiarata assenza, da parte dei nostri amministratori comunali, di alternative che, invece, esistevano ed esistono, a cominciare dallo scarico nel canalone Sant’Antonio.

Certamente non ha giovato l’arroccamento dello studio di progettazione in una soluzione che non si è voluto mettere neppure in discussione, trovando giustificazioni tecniche per non percorrere soluzioni alternative (a cominciare dal. come si è detto, più logico scarico nel canalone di Sant’Antonio, in località sicuramente non balneabile) non pienamente suffragate da riscontri oggettivi. Infatti, non è stato prodotto alcun documento tecnico convincente sull’impossibilità di realizzare un adeguamento, o una sostituzione, delle attuali due condotte esistenti tra il centro di filtraggio di Viale Europa Unita e il suddetto canalone.

Come pure hanno concorso i dinieghi del Capo settore Lavori pubblici a disporre un fermo lavori per valutare una variante progettuale in corso d’opera, consentita, in caso dell’emergere di danni ambientali, dal Codice degli Appalti. 

Ma più di ogni altro fattore ha contribuito la volontà di potenza del Sindaco e dell’ex Assessore Berlen nel voler preservare, nel cono d’ombra del non detto, il progetto di spiaggia urbana-solarium alla Rotonda che, da un ulteriore scarico della fogna bianca nel canalone di Sant’Antonio, sarebbe stato inficiato dai probabili pareri negativi delle autorità preposte in materia ambientale e paesaggistica, sommati ai dinieghi per i previsti devastanti piloni in cemento armato infissi nel fondale marino.

In sostanza, non volendo affatto considerare da parte dei nostri amministratori la più logica soluzione di una spiaggia urbana situata oltre Portecchia, in direzione Porto Colombo e, ancor meglio nella zona delle ville a mare confiscate da demolire, il duo Colonna – Berlen prima e ora il solitario riconfermato primo cittadino, hanno scientemente perseverato in una soluzione, quella dello scarico a mare alla sciala delle cozze, che aggiungerà un’ulteriore area non balneabile al nostro già martoriato litorale.

Ai lettori, cittadini-elettori, ogni opportuna considerazione e valutazione.

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