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“SCIAMANI, ARABE FENICI, BANANE GIALLE E MAMBO”: GLI INTRIGANTI SCENARI DI WALDEMARO MORGESE

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Venticinque racconti brevi di Waldemaro Morgese, in un libro edito da Giazira Scritture, con un titolo che evoca scenari esotici, surreali, intriganti, misteriosi.

Se un titolo può essere la fortuna di un libro, ebbene questo lo è.

La struttura apparentemente frammentata è invece condotta da un intenso fil rouge che tutto tiene e tutto pervade.

I racconti sono asciutti e colpiscono la mente e l’animo del lettore come un colpo veloce, a volte feroce. E’ nell’intima essenza dei personaggi, tutti o quasi alter ego dell’Autore, che si esalta la cifra stilistica del libro.

Waldemaro Morgese

Morgese riprende e ripercorre a volte le gesta di alcuni dei protagonisti di altri suoi romanzi, in particolare “I guerrieri cambiano” e “Città buie”, portando Nora e altri a disvelarsi ancor più e meglio, in un gioco di specchi multiforme, dove la realtà, il sogno, l’idealità, il passato, il presente e il futuro spesso si fondono e si sovrappongono, dando vita ad un caleidoscopio di suggestioni e riflessioni molto intense.

Nei venticinque racconti, l’Autore racchiude la sua filosofia di vita: la cultura come momento fondante nella vita di un essere umano senziente e cosciente; la letteratura, l’arte, la musica come la melodia che fa vibrare le corde più profonde e che tutto trascende, anche in un futuro onirico e fantascientifico.

Pure le incursioni nel presente dell’Autore, con la citazione di personaggi e fatti identificabili, è sempre connotata da interrogativi di fondo, mai da asserzioni apodittiche, sebbene il laicismo di Morgese non faccia sconti: egli si pronuncia con nettezza e chiarezza sui valori di fondo che dovrebbero permeare una comunità matura, proiettata verso migliori traguardi di consapevolezza collettiva.

I personaggi dei racconti sono problematici, complessi, mai lineari e adamantini: anche quando provengono dal popolo e da sacche di disagio sociale e non dalla borghesia delle arti e delle professioni, recano con sé un’inquietudine di fondo che la volontà di riscatto, attraverso il libro e il viaggio, non riesce a diradare, ad illuminare completamente.

L’ambivalenza e spesso l’ambiguità dei “guerrieri” che abitano anche questo libro dell’Autore, testimoniano la difficoltà del quotidiano, l’incertezza del presente, l’angoscia del futuro, il contrappasso da scontare vivendo.

Il viaggio intricato, attraverso la finzione della mente e l’evanescenza di luoghi fisici e metafisici, conducono i personaggi nella logica labirintica di Borges: “Un fuggiasco non si nasconde in un labirinto. Non innalza un labirinto su un luogo alto della costa, un labirinto cremisi che i marinai avvistano da lontano. Non ha bisogno di erigere un labirinto, perchè l’universo già lo è.” (“Abenjacàn il Bojarì”, Jorge Luis Borges)

Ecco, i personaggi dei venticinque racconti di Waldemaro Morgese, si perdono in quell’immenso labirinto che è la memoria, il sogno, il desiderio, la mente universale di ogni uomo.

Vi navigano avanti e indietro nel tempo, con suggestioni letterarie e sciamaniche, cyborg che risorgono come arabe fenici, banane gialle di antico e maieutico impegno sociale e un mambo caraibico e ritmico, preludio del viaggio per mare, l’unico che nell’immaginario collettivo, dalla peregrinazione omerica, abbia il senso dell’avventura e, al tempo stesso, della sacralità.

La lettura è immediata, godibile, ricca di erudite citazioni, intrigante.

Un libro che conferma Waldemaro Morgese tra le penne narrative più interessanti del panorama letterario dell’odierna editoria pugliese.

Il libro verrà presentato sabato 28 agosto a Bisceglie, nell’ambito della rassegna letteraria “Libri nel borgo antico”. 

Dialogherà con l’Autore il dott. Marino Pagano, responsabile dell’area culturale di “Mola Libera”.

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