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“TORRE DELLE STELLE”: ‘MOLA LIBERA’ DIFFIDATA DAL PARLARNE. ANCHE IN MERITO AL DIBATTITO SULLE “ORIGINI DI MOLA”

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Una storia surreale, una diffida incomprensibile, assurda e inaccettabile, alla quale reagiremo con la forza del diritto e della ragione. Al nostro giornale è stato intimato di non parlare più della “Torre delle stelle”, nemmeno nel resoconto al bel dibattito tenutosi venerdì scorso, 9 luglio, intitolato: “Mola: Quali origini? La scoperta della Torre delle Stelle”, con la presenza di autorevoli esperti di storia locale.

E’ difficile scrivere un articolo di resoconto di un bel evento pubblico, quando, non appena torni a casa e riaccendi il computer, trovi una lettera indirizzata a te e al tuo giornale che non solo ti fa cadere le braccia, ma ti costringe a ripensare a tutto il tuo impegno di anni, di decenni, di una vita, verso una comunità locale.

Una lettera di diffida ad occuparti ancora, attraverso le colonne di “Mola Libera” e nei confronti della Soprintendenza ai Beni culturali, della “Torre delle stelle”.

E allora capisci in un solo colpo quanto senza prospettive possa essere una parte di quella stessa comunità locale che, ancora bambino, hai amato fin dal momento che, da quei remoti giorni che precedettero il Natale 1963, hai messo piede qui, sulle sponde dell’Adriatico, ricongiungendoti alle radici della tua stessa primigenia essenza.

Una lettera di diffida per dirti che di quella torre, di quei simboli, di quel mistero non devi più occupartene, nemmeno del convegno appena tenutosi al Castello Angioino, pena ricorso all’autorità giudiziaria e risarcimento del danno, perchè, secondo chi ti sta, di fatto, minacciando, hai “spettacolarizzato” quelli che vengono definiti quattro tufi senza importanza alcuna, danneggiando la conduzione di un’attività economica, producendo disagi di natura lavorativa e organizzativa, quando si sa invece benissimo che il fondo agricolo sul quale sorge il manufatto è stato prontamente recintato e, quindi, inibito ad ingressi non autorizzati.

Una lettera di diffida perchè hai osato rivolgerti alla Soprintendenza chiedendo di valutare l’importanza dei reperti scoperti dal prof. Vito Didonna e dai suoi amici e di cui hai dato pronta notizia attraverso “Mola Libera”, esercitando in tal modo non solo il tuo dovere di giornalista ma anche quello che prescrive la legge a carico di chiunque rinvenga reperti storici, artistici e archeologici suscettibili di datazione, valutazione, apprezzamento ed, eventualmente, di vincolo.

Il prof. Vito Didonna, in primo piano, con gli scopritori della “Torre delle Stelle”: Michele De Florio e Giusy Cinquepalmi

E allora davvero diventa molto difficile parlare dell’interessante Tavola Rotonda del 9 Luglio 2021 all’interno della manifestazione “Fabula Est”, organizzata dal Comune di Mola di Bari, e dalle Associazioni “Rosa di Jericho” e “La Giostra delle idee”.

Un confronto ricco di spunti, riflessioni, idee.

Un titolo intrigante: “Mola: Quali origini? La scoperta della Torre delle Stelle”, con gli interventi dell’Assessora alle Politiche Culturali e Turistiche Dott.ssa Graziana Loiotine; della Presidente de “La Giostra delle Idee Antonella Annese; del Presidente de “La Rosa di Jericho” Vitangelo Ruggieri, con la chiara ed esaustiva relazione del prof. Vito Didonna e gli interventi, oltre a quello di chi scrive, dei dott.ri Pino Belingerio, Salvatore Consiglio, Aniello Claudio Rago, con la conduzione di Antonio Panzini.

Il tavolo dei relatori. Da sinistra verso destra: Vito Didonna, Antonio Panzini (moderatore), Nello Rago, Pino Berlingerio, Andrea Laterza (foto di Sabino Guardavaccaro)

Un confronto sulla Mola pre-angioina, ancora avvolta per gran parte nel mistero, alla cui storia la simbologia rinvenuta nella “Torre delle stelle” potrebbe dare importanti elementi di riferimento e di risposta, aiutando tutti gli esperti di storia locale ad uscire da vecchi stereotipi e ad interrogarsi, auspicabilmente con l’ausilio di studiosi in ambito universitario del periodo medievale, sulle vere e primigenie origini di Mola.

L’intervento dell’Assessora ai Beni culturali Graziana Loiotine (foto di Sabino Guardavaccaro)

Quella “Moles Oppidum”, il cui nome potrebbe derivare dal riferimento latino al “molo”, all'”approdo” di cui era certamente dotata la villa di epoca romana di Cala Padovano, con i reperti di quell’antico punto di attracco trovati in mare dalla Soprintendenza, probabilmente anche a servizio dell’antica città di Azetium.

Le tracce dell’antico molo di epoca romana a Cala Padovano (Turris Iuliana)

E quindi forse un’origine persa lontano nel tempo, che con la ri-fondazione di Carlo d’Angiò prese la vita e la forma storicamente documentata ma che, come per tanti “carsismi” della Storia, potrebbe avere avuto una storia non scritta o quanto meno una documentazione persa, o scarsamente annotata, nel corso dei secoli, con particolare riferimento all’epoca normanna, la più vicina alla ri-fondazione angioina, con i reperti di una cisterna appartenenti ad una preesistente costruzione, ritrovati all’interno del Castello Angioino, datati dalla Soprintendenza al periodo pre-angioino.

La lapide del misterioso Agosmundus, morto nel 1150, conservata nella cripta della Chiesa Matrice. Anch’essa di epoca pre-angioina, ma tuttora non ben chiarita

Sono tutti interrogativi emersi nel corso dell’interessante confronto, con l’ovvia cautela che si deve avere in questi casi: nulla è certo se non si trovano documenti comprovanti, nessuna, per quanto suggestiva ipotesi, può essere accettata se non subisce una corretta datazione di reperti.

Ma la lettera di diffida mi impone di non parlarne…

Naturalmente, invece, ne parlerò e molto diffusamente perchè l’intimidazione ad un libero giornalista, con la passione per la Storia, sarà oggetto di valutazione legale per eventuali azioni di tutela e rivalsa.

Ne parlerò in un momento successivo, a mente sgombra da questa brutta e pesante azione finalizzata a troncare la consapevolezza culturale di una comunità ancora alla ricerca delle sue vere e primarie origini e radici.

Ma, cari lettori, statene certi che il nostro e Vostro giornale continuerà a parlare della “Torre delle stelle”, senza danneggiare (come in effetti non ha MAI danneggiato) alcuna attività economica, peraltro tornando a sollecitare una doverosa risposta dalla Soprintendenza di Bari che, in oltre un anno, avrebbe ben potuto trovare il tempo almeno per un sopralluogo o, quanto meno, per una risposta formale.

A presto.

(Foto scattate nella fase del ritrovamento, maggio 2020, e già oggetto del diritto-dovere di cronaca di “Mola Libera” connesso all’evento)

1 COMMENTO

  1. Leggere notizie della “diffida”, lascia davvero stupefatti e dubbiosi sulla normalmente insita volontà di ritrovamento del proprio passato, in persone di qualche cultura.
    Personalmente, dopo aver partecipato a quell’interessantissimo incontro ed aver scoperto quanto le “pietre”, le “schegge” manualmente lavorate, possano parlare, avevo messo a punto l’idea che sia necessario intraprendere l’iniziativa di diffondere, sottilmente, in tutti, specie in quei cittadini che per svago o per lavoro frequentano il territorio, la mentalità e la curiosità dell’ “archeologo della domenica”, con il fine di creare, con tutti coloro che frequentano le campagne, un esercito diffuso di ricercatori occasionali. Sarebbe grande risultato riuscire ad innescare in loro la mentalità di fare attenzione e guardare con curiosità le “pietre” che si trovano nei muretti a secco o emergono dal terreno perché potrebbe trattarsi di tessere di un più grande mosaico, umanamente prodotto, che potrebbero portare gli studiosi a far emergere dall’oblio, il passato.
    E questo, senza gli oneri ed i costi di una ricerca storica organizzata!
    Di certo, sarebbe una iniziativa di cultura, di alta e sottile cultura, ma, di fronte a chi, per proprio interesse contingente, preferisce vivere dell’utilitaristico interesse immediato, preferisce reinterrare quelle “tessere” o distruggerle per non “avere rotture di scatole”, il lavoro di crescita culturale da fare è ben arduo.
    E non solo verso ragazzi superficiali o adulti non istruiti, ma spesso persone benestanti, titolati ma, colpevolmente aridi dentro e senza radici.
    E poi, ci offendiamo quando vediamo i danni al patrimonio storico, prodotto dai Talebani o i seguaci dell’ISIS!!!

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