Proponiamo un estratto dal libro dedicato all’antico luogo di culto molese, contenente testo, traduzione e commento linguistico delle iscrizioni latine a cura del prof. Dino Simone, grecista e latinista.
Valeria Nardulli Isabella Quaranta Martino Vitulli
La Chiesa di S. Antonio a Mola di Bari
APPENDICE
Raccolta delle epigrafi latine
Testo, traduzione e commento linguistico
A cura di
Dionisio Simone
In questa appendice sono riportate, riviste nel testo e nella traduzione, con l’aggiunta di un breve commento linguistico, le epigrafi latine presenti nel libro di V. Nardulli- I. Quaranta – M.Vitulli

Pag. 32
Iscrizione della Cappella gentilizia dei Roberti.
Prima arcata a sinistra
AEDEM VIRGINI DEIPARAE
EXSUPERANTISSIMAE COMMEANTIUM
SOSPITATRICI
IAM OLIM SUIS DEDICATAM MAIORIBUS
NUTANTEMQUE AEVO LONGO
ANGELUS ANTONIUS ROBERTI
PATRICIUS MAULAE BARIENSIS
AVITAE RELIGIONIS ASECLA SODES
AN PEDISEQUUS
PIENTER ORNATUI DEDIT
ANNO VULGARIS AERAE MDCCLXXXVI
La cappella,
già dedicata anticamente dai suoi antenati
alla Vergine Madre di Dio,
eccellentissima protettrice
di coloro che sono in cammino,
e da lungo tempo pericolante.
Angelo Antonio Roberti,
Patrizio di Mola di Bari,
della religione degli avi seguace, confratello
o piuttosto servitore,
fece abbellire con devozione
nell’anno 1786 dell’era volgare.
Commento linguistico
Il testo presenta i soliti arcaismi, tipici delle iscrizioni di ogni epoca, alcune grafie errate, un climax e una costruzione insolita, non classica.
Aedes (tempio): qui = cappella; sta per sacellum, termine usato nell’iscrizione di T. Pinto Renna, p. 43
Deìpara, ae: Madre di Dio (pario = partorire)
Exsuperans, tis: «eccellente». Superlativo, è un arcaismo.
Commeantium: genit. plur. di còmmeans, tis, participio sostantivato da còmmeo, «viaggiare, essere in cammino» = di coloro che sono in cammino, dei viaggiatori.
Sospitàtrix, cis: (da sospes, sano e salvo) salvatrice, protettrice, liberatrice
Suis maioribus: complemento d’agente, qui in dativo (d’agente). Il tempio è stato dedicato alla Vergine dai suoi antenati.
Nutans, tis: che oscilla, che si inclina, che vacilla. Ho tradotto «pericolante».
Bariensis: sta per Barensis
Asecla: (grafia errata per àssecla, da sequor): seguace.
Sodes: arcaismo per sodalis: qui «confratello».
An (o piuttosto) pedisequus: servo, servitore (che accompagna a piedi il padrone). Asecla, sodes e pedisequus formano un climax (o gradatio) ascendente: da semplice “seguace” a “confratello” a “servitore”.
Pienter: il solito avverbio, dalla forma arcaica (invece di pie), da piens, tis = pius, che troviamo anche nell’iscrizione di Tommaso Pinto Renna: «devotamente, con devozione».
Ornatui dedit: «fece abbellire», invece del classico ornandam (riferito a aedem) curavit.
Vulgaris aerae: “dell’era volgare”. Aera (o era), sinonimo di aetas, è una forma tarda, che si trova nelle Origines di Isidoro di Siviglia (VI-VII sec.).

pag 34
Navata centrale: iscrizione incisa sulla lastra sepolcrale della famiglia Noya (1756)
ANTIQUUM FAMILIAE
SEPULCHRUM
SIBI LIBERIS
POSTERISQUE SUIS
FRANCISCUS NOYA
BITECTENSIUM DOMINUS
MORTALITATIS MEMOR
INSTAURAVIT
AMPLIFICAVITQUE
ANN. MDCCLVI
L’antica tomba di famiglia
per sé, per i suoi figli
e per i suoi discendenti
Francesco Noya,
Signore di Bitetto,
memore del suo destino mortale,
rinnovò
e ampliò
Anno 1756
Commento linguistico
Familiae: desinenza regolare del genitivo, invece di familias dell’iscrizione di T. Pinto Renna
Sepulchrum: invece della forma regolare sepulcrum (v. iscrizione Pinto Renna)
pag. 35
Navata centrale, seconda arcata a sinistra, Cappella della Pietà
MARIAE VIRGINI
PIETATIS AUGUSTO NOMINE
GENTILITII SACELLI OPUS DICATUM
CUM ARA
FRANCISCUS NOYA BITECTENSIUM DOMINUS
ELECTIS MARMORIB[us] ELEGANTIQ[ue] CULTU
EXORNANDUM CURAVIT AN MDCCLV
La cappella gentilizia
dedicata insieme con l’altare
a Maria Vergine,
(venerata) con il Santo Nome di “Pietà”,
Francesco Noya Signore di Bitetto
fece ornare
con marmi scelti e con raffinata eleganza
Anno 1755
Commento linguistico
Pietatis: è la Cappella della “Pietà” (v. pag. 50 del testo)
Gentilitii: il genitivo ha una sola i (gentilitique) nella iscrizione di T. Pinto Renna
Sacelli opus: (la struttura della cappella) perifrasi per sacellum
Abbreviazioni: marmorib., elegantiq., an.
Eleganti cultu: lett. “con elegante raffinatezza”
Exornandum curavit: “fece adornare, abbellire”, forma più classica ed elegante di ornatui dedit dell’iscrizione Roberti di pag. 32.
pagg. 43-44-45
Iscrizione della famiglia di T. Pinto Renna
Navata centrale, seconda arcata a destra
D . O . M
HOSPES DICATUM HOCCE DIVO SACELLUM DIDACO
UNA ET SEPULCRUM QUOD SINGULARE CERNIS IN EO
AMBO GENS OLIM RHENNA PRAE CETERIS AUTOCHTHONIS
ATTICAE PROCERIBUS CHRISTIANAE PIETATIS CULTRIX
DUM PROFUGA TURCARUM IMPIA SAEVAQUE TYRANNIDE
POSTHABITIS ATHENIS PEUCETIAM VENIENS CONSISTERET HEIC
ALACRI PIENTIQUE LARGITATE EREXIT ATQUE FUNDAVIT
FACTA INDE NEAPOLI PLURIBUS DE CAUSSIS
ALIBIQUE VICISSIM PEREGRINATIONE LONGAEVA
THOMAS TANDEM IOHANNIS PINTO RHENNA
ANNAEQUE NOYA PARENTUM OPTIMORUM SAPIENTUMQUE
OPE AC INDUSTRIA CIVIS NON SOLUM NATUS
VERUM ET EXEMPLO CONSILIO MONITU
IMO TESTAMENTO ETIAM SOLEMNITUS INCOLA IUSSUS
MOLAE URBIS HUIUS ANTIQUAE CLARAE ABUNDAE AMOENAE
TUM PRISCO RARO FOELICI FAUSTO PRIVILEGIO
ABS CUIUSGENAE FEUDALITATIS SERVITUTE QUALIBET
IURISDICTIONISQUE BARONALIS OMNIMODAE
QUOCUMQUE IMPERIO USQUEQUAQUE LIBERAE
ATAVIS HEINC SUIS INCOLATUS QUONDAM ELECTI
ET DULCIS PATRIAE OPTATAE CHARAE IUCUNDAE
UT EORUNDEM QUAEDAM SACRA FAMILIAS
GENTILITIQUE IN PRIMIS IURA SACERDOTI
NIMIA VETUSTATE NIMIS DIUQUE LABESCENTIA
SIBI SUISQUE EPHEBUS QUAMVIS MATRIMUSQUE TANTUM
GNAVITER ATTAMEN PRUDENTER FORTITER
HAUD VERO CONTRA IUS FASQUE RECIPERANS
EVANGELICAE RELIGIONIS CATHOLICIS OFFICIS
MAIORUM SUORUM MORE ORDINATIUS FUNGERETUR
HOSPES SACELLUM INQUAM UNA ET SEPULCRUM
SIBI ET SUIS THOMAS PINTO RHENNA VINDICAVIT
PUBLICIS OMNIA NOTANTE TABULIS ACTA
REGIO TABELLIONE IOSEPHO FERRI
VIII IDUS FEBRUARI VULGARIS AERAE MDCCXCIV
EXQUE INTEGRO DOTANS NEC NON RESTITUENS UTRUMQUE
ARAM PRAESERTIM BARBARI SAECULI IMPOLITIA
MALE AC INCOMPTE MATERIATAM PRIMITUS
LONGAEVITATE INSUPER RUINOSAM NE DUM SQUALENTEM
AD SOLIDIOREM CONCINNIOREMQUE RECTI FORMAM
TECHNICA ELEGANTIA CULTU NITORE ORNATU
PER QUAM DILIGENTISSIME RENOVARI SATEGIT.

A DIO OTTIMO MASSIMO
O forestiero, questa cappella, insieme con il singolare monumento sepolcrale che vedi al suo interno, è dedicata a San Diego.
La Famiglia Renna, che un tempo si distingueva tra gli altri nobili autoctoni (originari) dell’Attica per la sua pietà cristiana, dopo essere fuggita dall’empia e crudele dominazione turca, lasciò Atene e, giunta nella Peucezia (in Puglia), li fece erigere entrambi, con ardente e devota generosità, mentre dimorava qui (a Mola).
Viceversa, andata via da qui, soggiornò a lungo per diversi motivi a Napoli e in altre località.
Infine Tommaso, (figlio) di Giovanni Pinto Renna e di Anna Noya, genitori ottimi e saggi, non solo cittadino (di Mola) per nascita, ma anche di esempio, di ammaestramento e di monito (per tutti), grazie ai suoi beni e alla sua operosità, nell’ultimo testamento solennemente fu anche stabilito che fosse cittadino onorario di Mola, di questa città antica, famosa, ricca, ridente, allora per un antico, raro, fortunato e fausto privilegio libera da qualsiasi servitù di qualunque genere di feudalità e da qualunque dominio della giurisdizione baronale di ogni specie in ogni tempo, residenza scelta anticamente dai suoi antenati di qui e dolce patria, desiderata, cara, amabile. E questo perché, sebbene (ancora) adolescente e con la (sola) madre in vita, tanto attivamente ma tuttavia con prudenza e con energia, non certo contro la legge umana e divina, adempisse in maniera più ordinata i doveri della religione cattolica fondata sul Vangelo, secondo il costume dei suoi antenati, recuperando per sé e per i suoi alcuni beni sacri della loro famiglia e del gentilizio, troppo e a lungo fatiscenti per l’eccessiva antichità, e in primo luogo i privilegi ecclesiastici.
O forestiero, della cappella insieme con il monumento sepolcrale, come ho detto, Tommaso Pinto Renna reclamò il possesso per sé e per i suoi, con atto del regio notaio Giuseppe Ferri registrato il 6 febbraio 1794 dell’era volgare, dandoli in dote dall’intero patrimonio, e si impegnò con la massima diligenza nel restauro, riportando entrambi, soprattutto l’altare, in origine costruito in legno, con materiale difettoso e rozzamente, per la negligenza del secolo barbaro, inoltre per l’antichità in rovina nonché in abbandono, ad una forma più solida e armoniosa di quanto fosse conveniente, per eleganza raffinata, arredamento, splendore e ornamenti.
Commento linguistico
Il latino dell’iscrizione è caratterizzato dalla presenza di arcaismi, termini giuridici, tecnicismi, neologismi, grafie non classiche (foelici, gentilitique, charae, heic /heinc, ecc.)
Hospes, che nel senso di «forestiero» si alterna con àdvena nell’incipit delle
iscrizioni in latino dei secoli passati (specialmente Sette/Ottocento), è rivolto a chi non è del posto e visita per la prima volta il monumento, per dargli informazioni.
Hocce (da hoc+ce, particella enclitica, deittica, dimostrativa): questa (cappella) qui
Divus: nel latino cristiano significa “santo”.
Sacellum = cappella
Didacus, latinizzazione del nome spagnolo Diego, che in Italia si è diffuso innanzitutto al sud, sin dai tempi della dominazione borbonica. Significa “istruito, dotto, colto”, dal greco didaché: istruzione.
Sepulcrum = tomba con monumento sepolcrale
Prae, preposizione con l’ablativo: prae ceteris, più di tutti gli altri; rispetto agli altri.
Autòchthon, autòctono, nato nella terra che abita, è un grecismo (al posto del termine latino indigena, ae) che si trova, nella forma autocthon, in Apuleio, Metamorfosi, 11,5: Autocthones Attici. Il mito dell’autoctonia degli abitanti dell’Attica è un topos presente in molti autori della letteratura greca, come Lisia e Isocrate. Autochthonis concorda a senso con Atticae (regione).
Procer, ris usato comunemente al plur. (pròceres) indica “i maggiorenti, i nobili, gli aristocratici, i notabili”.
Dum, cong. temporale, regge consisteret del rigo seguente, “finchè “
Profugus «fuggiasco, fuggitivo»
Turcarum tyrannide la dominazione turca
Posthabitis Athenis, abl. assoluto, “dopo aver lasciato Atene”
Peucetiam (sta per Apuliam): accusativo di moto a luogo senza preposizione retto da veniens. La Peucezia è il nome che, nel periodo antecedente alla conquista romana, veniva attribuito a buona parte dell’odierna provincia di Bari, abitata appunto dai Peuceti, una delle tre tribù degli Iapigi (le altre due erano quelle dei Dauni e dei Messapi). In seguito il territorio che costituisce la parte centro-settentrionale della Puglia, ossia tutta la Peucetia e la Daunia, venne chiamato con il termine Apulia; il sud, cioè il Salento, fu invece denominato Messapia o Calabria e i suoi abitanti Messapi, Calabri e Sallentini.
Heic /heinc = arcaismi per hic, hinc
Pienti, abl. di piens, entis (termine usato nelle iscrizioni invece di pius .
Erexit atque fundavit: hysteron-proteron, inversione
Facta …. peregrinatione, abl. ass. Peregrinatio: viaggio all’estero; qui meglio «soggiorno».
Neapoli, ablativo di stato in luogo
Parentum apposizione di Iohannis e Annae
Sapientum genit. plurale di sapiens, tis invece di sapientium
Ope, ablat. di ops, opis, usato generalmente al plur, nel senso di “ ricchezze, risorse, beni”.
Solèmnitus (o sollemnitus) avv., arcaismo per sollemniter, “solennemente”.
Iussus (est) costruzione personale di iubeo: gli fu imposto
Incola “domiciliato, residente senza diritto di cittadinanza”, contrapposto a civis, “cittadino con pieni diritti”.
Abundus (arcaismo) = ricco (Gellio, 1, 2, 2)
Foelix = felix (grafia arcaica)
Abs forma arcaica per ab.
Cuiusgenae “di qualunque genere” (neologismo?)
Omnìmodus, a, um (arcaismo) “di ogni genere” (Apuleio, Apol, Metam.)
Usquequaque, avv. “in ogni tempo”.
Incolatus, us (sost. m., genitivo, apposizione di Molae)., residenza (in un paese straniero).
Charae sta per carae.
Ut: cong finale che regge il lontano fungeretur (rigo 29)
Familias (vedi pater familias) , genitivo arcaico invece di familiae
Gentiliti genitivo di gentilitius (con una sola i ) che si alterna con gentilicius (qui sostantivo?)
Sacerdoti, dativo di sacerdos: iura sacerdoti = privilegi ecclesiastici
Labescentia = “fatiscenti, che vanno in rovina, che crollano, che sono cadenti”, da labesco,” scorrere, scivolare”.
Ephèbus, grecismo per adulescens, “giovane”
Màtrimus, «che ha la madre ancora viva», mentre pàtrimus = « che ha il padre ancora vivo».
Gnaviter = naviter avv. da navus: attivo, diligente
Ius fasque, la legge umana e divina
More maiorum suorum “secondo il costume dei suoi antenati”.
Ordinatius, comparativo avverb. di ordinate, “in maniera più ordinata”.
Ut fungeretur proposizione finale. Il verbo regge l’ablativo officiis, “adempiere i doveri”.
Hospes, ripreso con inquam dal primo rigo, come sacellum.
Vindicavit “rivendicò il possesso”
Notante tabellione ablativo assoluto: con atto del notaio (tabellio, nis, da tabella, registro).
Idus (sost. plur.) il 13 del mese, o il 15 (mar. ma. lu. ott.); VIII idus = die octavo ante Idus februarias (non februari): l’ottavo giorno prima delle Idi di febbraio, cioè il 6 febbraio.
Aerae genit di aera (v. iscrizione di pag. 32)
Ex integro: dall’intero patrimonio
Nec non = “e” (due negazioni affermano)
Restituens (rigo 35) regge ad solidiorem… formam (rigo 39)
Impolitia, ablativo, “negligenza nel curare”
Materiatus “costruito in legno”.
Prìmitus avv. “in origine”.
Squalentem, squallido, orrido, abbandonato
Recti “del giusto, del retto” genitivo alla greca invece dell’ablativo di paragone?
Technicus, qui con valore di aggettivo: “da maestro, raffinato”.
Satègit, indicativo perfetto di sàtago (o satis ago), “darsi da fare” (arcaismo: in Petronio e altri). Il verbo, che richiede ut e cong., qui è costruito con per quam e l’inf passivo renovari.





