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Mola di Bari

UN ANNO FA IL VENERDI SANTO. L’INCONTRO TRA IL CRISTO MORTO E LA MADONNA DELLO SPASIMO

data:

Un Venerdì Santo probabilmente unico nella storia molese. L’emergenza coronavirus vede la sospensione di tutti i Riti della Settimana Santa, comprese le due storiche processioni: del Santo Legno e del Cristo Morto. Nel video di “Mola Libera” del 19 aprile 2019, ecco il momento dell’incontro tra Gesù nella teca di cristallo e la Madonna dello Spasimo, sul sagrato della Chiesa della Purificazione di Piazza dei Mille

Alle ore 21.30 circa del Venerdì Santo, dalla Chiesa di S. Antonio parte la processione del Cristo Morto nella teca di cristallo, a cura della Arciconfraternita di S. Francesco d’Assisi.
 
Nel Venerdì Santo dello scorso anno, 19 aprile 2019, il Sindaco Giuseppe Colonna emanò un’ordinanza che stabilì lo spegnimento dell’illuminazione pubblica al passaggio della processione del Cristo Morto.
 
Ecco alcune foto di quell’occasione:

 
In questa occasione si può udire l’antico inno latino del Vexilla Regis cantato a cappella dai confratelli.

Verso le ore 23.00 circa, avviene il suggestivo incontro del Cristo Morto con la statua della Madonna dello Spasimo (uno dei rari esempi di Addolorata vestita di Bianco in Puglia) sul sagrato della Chiesa della Purificazione, con l’intonazione dell’antico inno latino del Vexilla Regis cantato a cappella dai confratelli.
Tale incontro è curato dalla Arciconfraternita del Sacro Monte del Purgatorio.

(Venerdì Santo 19 aprile 2019 – Mola di Bari, Processione di Cristo Morto: Incontro tra Gesù e Madonna dello Spasimo sul sagrato della Chiesa della Purificazione)

Ecco il canto del Vexilla Regis eseguito in occasione della processione del Venerdi Santo del 18 aprile 2014.

(video di Pierpaolo d’Acquaviva)

 

Di seguito il testo del canto come eseguito a Mola di Bari:

VEXILLA REGIS PRODEUNT

Vexilla Regis prodeunt
Fulget Crucis mysterium

Qua vita mortem pertulit,
Et vita mortem protulit

Impleta sunt quae concinit
David fideli carmine

Dicendo nationibus:
Regnavit a ligno Deus

Arbor decora et fulgida,
Ornata Regis purpura

Electa digno stipite
Tam sancta membra tangere

O Crux ave, spes unica
Hoc passionis tempore

Piis audage gratiam,
Reisque dele crimina

Beata, cuius brachiis
Pretium pependit saeculi!

Statera facta est corporis,
Tulitque praedam tartari

Quae volneratus lanceae
Mucrone diro, criminum

Ut nos lavaret sordibus,
Manavit unda et sanguine

Te fontis salutis Trinitas,
Collaudet omnis spiritus

Quibus Crucis victoriam
Largiris, adde premium.

Questa invece è la versione originale del canto con la traduzione in italiano:

«Vexilla Regis prodeunt;
fulget Crucis mysterium,
quo carne carnis conditor
suspensus est patibulo.

Confixa clavis viscera
tendens manus, vestigia,
redemptionis gratia
hic immolata est hostia.

Quo vulneratus insuper
mucrone diro lanceae,
ut nos lavaret crimine,
manavit unda et sanguine.

Impleta sunt quae concinit
David fideli carmine,
dicendo nationibus:
regnavit a ligno Deus.

Arbor decora et fulgida,
ornata Regis purpura,
electa digno stipite
tam sancta membra tangere.

Beata, cuius brachiis
pretium pependit saeculi:
statera facta corporis,
praedam tulitque tartari.

Fundis aroma cortice,
vincis sapore nectare,
iucunda fructu fertili
plaudis triumpho nobili.

Salve, ara, salve, victima,
de passionis gloria,
qua vita mortem pertulit
et morte vitam reddidit.

O Crux ave, spes unica,
hoc Passionis tempore!
piis adauge gratiam,
reisque dele crimina.

Te, fons salutis Trinitas,
collaudet omnis spiritus:
quos per Crucis mysterium
salvas, fove per saecula.

Amen. »

Traduzione in italiano

AVANZANO I VESSILLI DEL RE

« I vessilli del Re avanzano;
risplende il mistero della Croce,
al cui patibolo il creatore della carne
con la propria carne fu appeso.

Confitti con i chiodi le membra,
tendendo le mani, e i piedi,
per la [nostra] redenzione
qui è stata immolata la vittima.

Oltre a ciò, trafitto
da crudele punta di lancia,
per lavarci dalla colpa,
effuse acqua e sangue.

Si compì quel che cantò
Davide con veridica profezia,
quando disse ai popoli:
“Dio regnò dal legno [della croce]”.

Albero appropriato e splendente,
ornato di porpora regale,
scelto a toccare con il [tuo] degno tronco
così sante membra!

[Albero] beato, ai cui bracci
fu appeso il prezzo del riscatto del mondo:
sei divenuto stadèra del corpo [di Cristo]
e [questi] strappò via la preda dell’inferno.

Effondi un aroma dalla corteccia,
superi per profumo il nettare,
lieta per il ricco frutto,
lodi l’illustre trionfo.

Salute a te, o altare! Salute a te, o vittima,
a seguito della gloria della Passione,
per la quale la Vita sopportò la morte
e attraverso la morte restituì la vita.

Salve, o Croce, unica speranza!
In questo tempo di Passione
ai fedeli accresci la grazia
e ai peccatori cancella le colpe.

Te, Trinità, fonte di salvezza,
esalti ogni essere vivente:
coloro che salvi attraverso il mistero della croce,
proteggi per l’eternità.

Amen. »

Storia del Vexilla Regis

L’inno è di origine antichissima. Vexilla Regis (“I vessilli del re”) è un inno liturgico latino di Venanzio Fortunato (530-609) che esalta il mistero della Croce di Cristo.

Venanzio Onorio Clemenziano Fortunato (Duplavilis, odierna Valdobbiadene, 530 – Poitiers, 607) è stato un celebre autore di poesie in lingua latina, biografo di santi, vescovo; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Il Vexilla Regis venne composto in occasione dell’arrivo presso Santa Radegonda, che nacque nel 518 e fu regina di Francia, di una grossa reliquia della Santa Croce, a lei inviata dall’imperatore Giustiniano II.

La regina Radegonda si era ritirata presso l’abbazia della Santa Croce da lei costruita vicino a Poitiers; per essa l’imperatore aveva cercato una reliquia del santo legno. All’arrivo della reliquia la regina chiese a Venanzio Fortunato di scrivere un inno per la processione di traslazione alla chiesa.

L’inno fu cantato quindi per la prima volta a Poitiers nel 568, ed era composto di otto strofe.

Papa Urbano VIII († 1644), che si reputava un poeta latinista, volle correggere molti testi liturgici che a lui parevano non abbastanza classici o elevati; in particolare il latino medievale degli inni venne sottoposto ad una profonda revisione, con massicci interventi testuali per rendere più scorrevole o solamente più aulico il testo degli inni stessi. Ciò avvenne a scapito del contenuto teologico di scritti redatti spesso da grandi santi del passato.

In pratica i correttori del Vexilla Regis presero gli ultimi due versetti dell’VIII stanza e li sostituirono ai secondi due versetti della prima stanza, cambiando poi l’originale reddidit con il più eufonico pertulit. Tra le altre differenze, la più vistosa è l’eliminazione delle strofe II, VII e VIII.

A partire dai tempi di San Pio X (Papa dal 1903 al 1914) la tendenza fu di tornare alla versione antica degli inni, e anche il Vexilla Regis fu riportato nella liturgia al suo tenore originale.

(tratto da “Cathopedia – l’enciclopedia cattolica”)

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