Dopo oltre 6 anni dalla sentenza della Cassazione, che stabilì l’abusivismo delle lottizzazioni e delle costruzioni, finalmente l’assise cittadina decide in conformità alle decisioni della Magistratura. Hanno votato a favore i consiglieri di maggioranza presenti, oltre a Diperna e Palazzo. Contro Delre. Sono usciti dall’aula prima del voto, dopo argomentazioni contrarie, Di Rutigliano e Daniele.
E’ stata una sorpresa per tutti.
Stasera, giovedì 10 ottobre 2019, passerà agli annali della storia politico-amministrativa di Mola per un voto storico.
Il Consiglio comunale ha votato a maggioranza, con 11 voti favorevoli e 1 contrario la delibera che assume la responsabilità di dare attuazione alla sentenza della Corte di Cassazione penale sez. III n. 17066/2013.
Una sentenza che, come è noto, ha stabilito in via definitiva l’illegittimità delle lottizzazioni delle maglie C.3.1 e C.3 e l’abusivismo delle opere edilizie.
La vicenda nacque nel febbraio 1996 con il sequestro giudiziario delle ville a mare in costruzione tra Via La Malfa e Via Piero Delfino Pesce, in prospicienza della costa tra Porto Colombo e la “sciala delle cozze”.

Ne seguì un processo penale, nel quale il Comune di Mola non si costituì parte civile (a differenza dei Ministeri per i Beni culturali e per l’Ambiente), che vide la condanna in primo grado, il 21-9-1999, per abusivismo edilizio a carico dei proprietari dei suoli, dei costruttori, dei progettisti e dei direttori dei lavori, con la confisca dei terreni e l’ordine di demolizione dei fabbricati.
L’appello si svolse ben 11 anni dopo e, a causa del lungo decorso del tempo intercorrente tra primo e secondo grado, vide la prescrizione dei reati in capo alle persone fisiche e alle persone giuridiche (aziende di costruzione), ma confermò la confisca dei suoli e la demolizione dei fabbricati.
Il processo proseguì in Cassazione in relazione alla pronuncia sulla legittimità o meno delle lottizzazioni (approvate dal Consiglio comunale nel 1992 dalla maggioranza DC-PSI, ma anche dai partiti minori e dal PCI-PDS), che avevano consentito alla Giunta Maggi (monocolore MSI) di rilasciare successivamente le licenze edilizie.

La Corte di Cassazione, come si è detto, si pronunciò con la sentenza n. 17006 del 15.04.2013 che sancì in via definitiva l’illecito urbanistico delle lottizzazioni e confermò la confisca dei suoli. Pertanto, i terreni illecitamente lottizzati e abusivamente edificati passarono nella proprietà comunale.
Successivamente, gli ex proprietari dei suoli (confiscati e quindi passati nel patrimonio comunale), adirono nell’ottobre 2013 alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) chiedendo di dichiarare nulla la confisca e quindi ottenere la restituzione dei suoli. Il giudizio è tuttora pendente.
Il 28-03-2014, la Giunta Diperna chiese all’amministrativista avv. Saverio Profeta un parere pro-veritate in relazione all’inderogabilità o meno di procedere alla demolizione degli immobili, come prescritto dalla legge per le opere abusive.
L’avv. Profeta trasmise il suo parere il 09-02-2016, nel corso del mandato della Giunta Di Rutigliano.
Il parere dell’avv. Profeta così concludeva in merito alla demolizione dei manufatti abusivi:
“Da questo quadro consegue che il destino delle costruzioni è definitivamente e irrimediabilmente segnato, vale a dire che a prescindere dalle sorti del titolo di proprietà sui suoli, esse debbano essere demolite.
Questo è quanto impone all’Amministrazione la normativa richiamata dalla Suprema Corte nel riformare il capo relativo alla demolizione, vale a dire l’art.31, del TU 380/2001 e l’art.181, TU 42/04 “.
Ora, dopo l’inerzia della Giunta Di Rutigliano e della gestione commisariale nell’assumere decisioni conseguenti, la Giunta Colonna ha deciso di assumere le responsabilità amministrative connesse alla sentenza della Corte di Cassazione, alla luce dell’interpretazione fornita dal legale di fiducia del Comune, l’avv. Profeta.
Una decisione senza dubbio sofferta e sicuramente ponderata poichè si tratta di una questione molto spinosa e di indubbia delicatezza, tenuto conto che diverse famiglie molesi, senza portare alcuna responsabilità, acquistarono sulla “pianta”, in buona fede, le unità abitative dichiarate poi abusive nei tre gradi di giudizio e, quindi, in via definitiva e inappellabile.

E’ bene precisare ancora una volta che il giudizio promosso dagli ex titolari del diritto di proprietà dei suoli, presso la Corte di Strasburgo, verte esclusivamente sulla legittimità o meno della confisca dei terreni, non già quale ulteriore appello alla sentenza di Cassazione.
In poche parole, gli ex proprietari sostengono che la confisca deve essere dichiarata nulla a fronte della prescrizione della responsabilità penale personale, pur se le lottizzazioni (e quindi le licenze edilizie) sono state dichiarate in via definitiva illegittime.
Si tratta di una questione non da poco. La Corte di Strasburgo (CEDU) si è finora pronunciata in altri casi per la restituzione dei suoli e, quindi, del titolo di proprietà nel caso di assenza di condanna personale definitiva (pure in caso di prescrizione) perchè, secondo la CEDU, non può esserci confisca (considerata una sanzione penale accessoria) in assenza di una condanna passata in giudicato.
Tuttavia, la Corte costituzionale, con la sentenza 49/2015, ha ribadito che la confisca, in Italia, è una sanzione amministrativa accessoria: essa viene comminata a seguito dell’accertamento dell’illecito urbanistico e prescinde dalla condanna o meno dei singoli soggetti che hanno compiuto l’abusivismo.
Peraltro, in un addendum al parere pro veritate del 09-02-2016, fatto avere dall’avv. Profeta all’ing. Vito Berardi lo scorso 3 ottobre 2019, il legale conferma il suo orientamento, che si vuole rafforzato da una recente sentenza della CEDU (caso GIEM – 28 giugno 2018), anche alla luce dell’importante pronuncia della Corte costituzionale n. 49/2015.
In sostanza, la CEDU starebbe cambiando il suo atteggiamento in presenza di un accertamento di illecito urbanistico, pur se gli imputati sono stati prosciolti per prescrizione. Infatti, con la sentenza citata, l’orientamento espresso in precedenza dalla CEDU di nullità della confisca in assenza di condanna penale definitiva, verrebbe meno in presenza di una prescrizione preceduta da una condanna in primo (come nel caso molese) o secondo grado. Quindi, se la CEDU confermerà il nuovo orientamento espresso con la sentenza GIEM del 28-06-2018, nel caso molese la confisca verrebbe confermata.
In ogni caso, anche se la Corte di Strasburgo si pronuncerà per la nullità della confisca e, quindi, con la restituzione dei suoli agli attuali ex proprietari, l’illecito urbanistico rimane e non può più essere sanato, alla luce della sentenza della Cassazione del 2013.
Pertanto, la demolizione deve comunque essere adempiuta dalla pubblica amministrazione, anche nel caso di ritorno della proprietà dei suoli ai soggetti che hanno presentato ricorso alla CEDU.
Era prevedibile che la discussione in merito alla proposta di deliberazione per la demolizione dei manufatti abusivi non sarebbe stata nè facile nè indolore.
L’Assessore Nico Berlen, nell’illustrare il provvedimento, ha detto chiaramente che il suo Assessorato e la Giunta comunale non hanno preso una decisione alla leggera.

Nel proporre la delibera al Consiglio comunale, Berlen ha chiarito che si tratta di una decisione sofferta, ma a lungo ponderata in ogni suo aspetto, tenendo conto dei gravi contraccolpi finanziari e morali che la vicenda ha avuto sulle famiglie coinvolte e sui diversi soggetti tecnici e imprenditoriali che hanno avuto parte nella questione.
Stefano Diperna (Fratelli d’Italia) ha ricordato le traversie e le sofferenze di numerose famiglie, ditte e tecnici, a causa di una sentenza che l’ex Sindaco ha definito ingiusta e che, a suo parere, ha prodotto vittime.

Tuttavia, Diperna ha aggiunto che, per dovere istituzionale, le sentenze si rispettano e si applicano, anche se a malincuore. E pertanto ha detto di condividere la proposta della Giunta comunale, tenuto conto che fu egli a richiedere il parere pro veritate all’avv. Profeta, proprio al fine di ottenere la necessaria assistenza legale in una vicenda così complessa sotto il profilo giuridico. Tuttavia, Diperna ha richiamato che, in attesa della sentenza della CEDU, non si vada al di là della demolizione e, quindi, non si prendano altre decisioni, auspicando peraltro che i terreni tornino ai proprietari confiscati.
L’intervento di Sebastiano Delre (Forza Italia) è andato invece in controtendenza. L’ex assessore all’Urbanistica nella Giunta Diperna, ha detto di non condividere il provvedimento e, anzi, ha invitato il Sindaco e l’Assessore Berlen a ritirare il provvedimento per tornare in Commissione consiliare e avviare una procedura di confronto e concertazione con gli ex proprietari dei suoli, al fine di trovare forme di compensazione urbanistica.
In poche parole, per Delre l’Amministrazione e il Consiglio comunale dovrebbero aprire una trattativa con gli ex titolari del diritto di proprietà, ancorchè confiscati, al fine di compensare la perdita dei suoli e dei manufatti con terreni di analoga estensione in zone edificabili o da rendere edificabili, invertendo le zonizzazioni (ad esempio, con un cambio di destinazione ad alcune zone F per attività collettive).
Una tesi alla quale ha aderito sostanzialmente, subito dopo, il consigliere Michele Daniele (Movimento 5 stelle), il quale si è detto d’accordo con Delre nel ritenere necessaria una concertazione con gli ex proprietari e, comunque, ha chiesto alla Giunta di ritirare la proposta di delibera per tornare a discutere in Commissione consiliare.

Peraltro, Daniele – nel chiedere che sia la Giunta e non il Consiglio ad assumere decisioni in merito alla demolizione – ha paventato che, avviando l’abbattimento delle opere abusive, il Comune possa soccombere nei procedimenti di contenzioso in atto. Infatti, oltre a quella in sede CEDU, esistono due cause intentata contro il Comune (una presso il Tribunale civile e l’altra presso il TAR) da uno dei proprietari confiscati: il ricorrente lamenta il danno subito a causa delle licenze rilasciate dall’Ente a suo tempo e poi giudicate illegittime dalla Cassazione.
Giangrazio Di Rutigliano (Lista civica e Rinascita), pur dicendosi d’accordo con l’Assessore Berlen nell’evidenza delle vicende dolorose vissute da diverse famiglie molesi, non condivide la soluzione scelta dalla Giunta, chiedendo che l’avv. Profeta venga sentito dal Consiglio comunale o dalla Commissione consiliare per un’ulteriore verifica sull’ineluttabilità della demolizione, che, a suo dire, potrebbe innescare danni erariali a carico dell’Ente. E in ogni caso, l’ex Sindaco ha affermato che a farsi carico del provvedimento di demolizione debba essere la Giunta comunale e non già il Consiglio. Impostazione condivisa anche da Daniele.
I due consiglieri hanno in sostanza rigettato, al pari di Delre, la soluzione della demolizione in questa fase, rinviandola eventualmente alla conclusione dei procedimenti giudiziari in corso.
Il consigliere di maggioranza e presidente della 3^ Commissione consiliare, Leonardo Losito, ha ricordato i termini giuridici della questione, inquadrando opportunamente il parere pro veritate dell’avv. Profeta, alla luce della sentenza della Cassazione, concludendo per l’ineludibilità della demolizione su iniziativa comunale.

Berlen ha sottolineato la necessità di decidere senza procrastinare, evidenziando che già altre amministrazioni avrebbero dovuto adempiere alla demolizione, dopo la sentenza della Cassazione dell’aprile 2013. Inoltre, ha ribadito che un’eventuale interlocuzione con gli ex proprietari dei suoli si potrà avere soltanto a valle della sentenza della CEDU, sempre che venga stabilita l’illiceità della confisca.
Diperna, nel parlare anche a nome del consigliere Michele Palazzo (Lega per Salvini premier), ha condiviso l’impostazione delineata da Berlen, sostenendo anch’egli che non vi è alcuna titolarità, nè del funzionario preposto (l’ing. Vito Berardi, Capo settore Urbanistica) nè degli amministratori comunali, per poter avviare una trattativa, in questa fase, con gli ex proprietari.
Augurandosi che la CEDU dichiari nulla la confisca, Diperna rinvia ad una nuova fase tale interlocuzione. Peraltro, Diperna ha auspicato che la demolizione non vada a gravare sulle tasche di persone e ditte già ampiamente provate finanziariamente dalla vicenda. Pertanto, l’ex Sindaco ha consigliato l’Amministrazione comunale di attivarsi per la ricerca di finanziamenti finalizzati all’abbattimento delle costruzioni e alla bonifica dell’area.
Nel passare alla votazione, si sono allontanati dall’aula i consiglieri Michele Daniele e Giangrazio Di Rutigliano, senza motivazioni, mentre il consigliere Sebastiano Delre ha votato contro. A favore, invece, i consiglieri comunali di maggioranza presenti e i consiglieri Stefano Diperna e Michele Palazzo.

Dopo il voto, il Sindaco – pur ricordando i momenti difficili attraversati da molte famiglie molesi, fin dall’epoca del sequestro giudiziario – ha espresso notevole soddisfazione per un provvedimento che tutela i diritti generali dei cittadini e ha ringraziato tutti i consiglieri che sono rimasti in aula al momento del voto, compreso il pur contrario Sebastiano Delre, sottolineando la mancata assunzione di responsabilità di Daniele e Di Rutigliano, usciti anzitempo dall’aula.
L’opinione di “Mola Libera”
Fin qui il resoconto della seduta consiliare che abbiamo riportato fedelmente.
Ora, in ossequio ai fatti separati dalle opinioni, esprimiamo la valutazione del nostro giornale.
E’ stato finalmente preso un provvedimento molto coraggioso, un atto dovuto da tempo, tuttavia mai assunto a causa sicuramente di pressioni o di timori spesso ingiustificati.
Come ho espresso più volte nel corso degli anni, ad essere penalizzati sono stati gli acquirenti di buona fede, cioè quelle famiglie che hanno acquistato, versando somme ingenti, le unità abitative nella convinzione che l’iter seguito fosse amministrativamente corretto. A queste persone, a queste famiglie continua ad andare immutata la mia solidarietà per i gravi danni, economici e morali, che hanno dovuto patire nel corso degli anni, con l’auspicio che in sede giudiziaria possano recuperare quanto hanno perso.
Non così è stato per gran parte di quegli attori della vicenda che – in commistione con la politica e in diversi casi essendo essi stessi, contemporaneamente, soggetti politici – hanno agito al confine di normative nazionali (la Legge “Galasso”) e regionali spesso poco chiare e sibilline, senza però veramente preoccuparsi di evitare attività urbanisticamente illegittime.
Sarebbe infatti bastato chiedere preventivamente il nulla osta paesaggistico (che sarebbe comunque stato negato, come specificò il CUR, Comitato Urbanistico Regionale, nel motivare ex post il diniego) per evitare di dare vita ad un mostro urbanistico e ambientale, con costruzioni a due passi dal mare, alcune delle quali con le fondamenta sulle rocce del suolo demaniale.
Insomma, il danno all’ambiente poteva essere evitato se si fosse agito nel pieno rispetto delle leggi urbanistiche e senza quella dose di arroganza che era tipica di quegli anni per gli uomini al potere e per la costellazione di tecnici e costruttori che ruotavano intorno a quel mondo, con o senza tessera di partito.
Oggi, dopo oltre 6 anni dalla pronuncia della Corte di Cassazione, finalmente si è deciso di voltare pagina e di dare attuazione a quella sentenza passata in giudicato.
Ne va dato merito in primis al Sindaco Giuseppe Colonna che, evidentemente, non ha voluto fare come i suoi predecessori: temporeggiare senza decidere, con la foglia di fico caduta dall’albero di Strasburgo.
In secondo luogo, va dato atto all’Assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici Nico Berlen di aver intrapreso, anch’egli, una strada coraggiosa e non priva di insidie, ma che era l’unica percorribile nell’affermazione della legalità e del rispetto delle sentenze della Magistratura.
Non ho condiviso, prima da politico e poi da giornalista, molte delle scelte urbanistiche di Nico Berlen: ma ora non posso che convintamente dargli il mio plauso per aver scelto di decidere dalla parte degli interessi generali della cittadinanza.
I molesi hanno diritto di vedere il riscatto ambientale di quella fascia costiera. E se Berlen e Colonna decideranno ulteriormente di dare dignità a quei suoli, con la realizzazione di un parco urbano a verde e a servizio del tempo libero e della spiaggia attrezzata che dovrà sorgere in prossimità, “Mola Libera” non potrà che essere d’accordo e sostenere quelle scelte.
Infatti, il nostro giornale è nato dall’esigenza pragmatica non solo di informare correttamente l’opinione pubblica, ma allo stesso tempo di portare un contributo di idee e di proposte per favorire il bene comune dei cittadini, l’innalzamento della qualità della vita, un assetto urbanistico corretto, una tutela ambientale effettiva, sempre nel pieno rispetto della legalità.
Dispiace invece non poter fare un encomio di alcuni consiglieri comunali che, in maniera piuttosto bizzarra e incoerente si sono pronunciati, di fatto, contro il provvedimento.
Non tanto per il consigliere Delre, le cui posizioni per una soluzione diversa dalla demolizione erano già note dai tempi del suo assessorato all’urbanistica, quanto per i consiglieri Di Rutigliano e Daniele.
L’ex Sindaco Giangrazio Di Rutigliano ha continuato a decidere di non decidere. Infatti, nel corso del suo pur breve mandato, egli ricevette il parere pro veritate dell’avv. Profeta, richiesto dal suo predecessore Diperna. Tuttavia, tenne quel parere in un cassetto senza renderlo noto alla cittadinanza. Fu chi scrive, da direttore di Città Nostra, a venire a conoscenza del parere e a divulgarlo ampiamente tra i cittadini, allegandolo integralmente al giornale (rendendolo scaricabile da smartphone con codice QR). Fu chiesto invano che si decidesse: ma nessun provvedimento arrivò mai in Consiglio nè fu varato dalla Giunta Di Rutigliano.
Ancora di più preoccupa, dal nostro punto di vista, la posizione di Michele Daniele, esponente di spicco del Movimento 5 stelle, apprezzato (giustamente) anche in un ambito più vasto.
Finora Daniele si è mosso in Consiglio comunale con efficacia, evidenziando molte incongruenze dell’azione amministrativa della Giunta Colonna.
Daniele è senz’altro un bravo politico e un’ottima persona che, tuttavia, stavolta ha perso una formidabile occasione di condividere, e far anche suo, un provvedimento di portata storica per una questione che ha infiammato il dibattito cittadino per oltre un ventennio.
Spiace davvero che egli non abbia capito l’importanza della decisione che il Consiglio comunale era chiamato a prendere: soprattutto per tutti quegli elettori che hanno votato M5S convinti di ricevere maggiori garanzie per la tutela ambientale e per scelte urbanistiche di pregio.
Tanto più la sua decisione appare incomprensibile alla luce del suo meritorio disvelamento di un gruppo di case abusive (esistenti fin dal 1992), che continuavano (e continuano) ad essere abitate alla stregua di un villaggio vacanze nell’oblio generale. Per quelle costruzioni Daniele ha chiesto che, giustamente, si proceda senza indugio al loro abbattimento. Non così per un complesso ancora più esteso, quello delle ville a mare in discorso, sebbene l’illecito urbanistico sia stato accertato in via definitiva.
Questa volta non andava cercato il cavillo (che in politica a volte serve e si deve cercare per evitare decisioni sbagliate), ma andava gettato il cuore oltre l’ostacolo. Evidentemente gli ha fatto velo il ruolo di oppositore ad ogni costo che, tuttavia, in quest’occasione non aveva ragion d’essere.
In definitiva, giovedì 10 ottobre 2019, è stata scritta finalmente una bella pagina della politica molese che mette fine a guasti urbanistici e ambientali incredibili, con molteplici responabilità a diversi livelli.
Ora si tratta di dare attuazione alla delibera approvata, procedendo senza indugio a reperire i fondi per la demolizione (che sono disponibili sia a livello regionale che nazionale) e abbattendo concretamente, pensando al contempo alla destinazione d’uso da dare all’area bonificata.
Se sarà un parco pubblico, con spiaggia attrezzata, Mola farà un grande salto di civiltà.
DOCUMENTI ALLEGATI
Ecco i documenti che offriamo alla lettura e alla comprensione dei lettori:
- Proposta di delibera votata e approvata giovedì 10-10-2019
- Parere pro veritate dell’avv. Saverio Profeta del 02-02-2016
- Addendum al parere dell’avv. Profeta del 03-10-2019
(per scorrere i documenti, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)




