Il Movimento civico “UNITI per MOLA” denuncia la grave situazione esistente a Martucci: pozzi di estrazione del percolato occlusi, mentre la decisione di realizzarne di nuovi, presa più di un anno fa, non si è tradotta ancora in alcuna azione concreta. Intanto, i politici molesi dormono a “sonno pieno”: la Commissione Martucci non si riunisce da sette mesi, mentre l’Assessore regionale all’Agricoltura Paolicelli, alla presenza del Sindaco Colonna e dell’Assessore all’Ambiente Liuzzi, ha “consigliato” ai molesi frutta e verdura a Km. zero…
Riceviamo dal coordinatore da Giuseppe (Bepi) Ruggiero, coordinatore del Movimento civico “Uniti per Mola”, e pubblichiamo:
DISCARICA MARTUCCI. IL PERCOLATO NON VIENE ESTRATTO DA 14 ANNI: DECINE DI MILIONI DI LITRI DI LIQUIDO TOSSICO E CANCEROGENO CHE INQUINANO LA FALDA E I PRODOTTI AGRICOLI.
INTANTO, I POLITICI MOLESI E REGIONALI DORMONO A SONNO PIENO, MENTRE CONSIGLIANO FRUTTA E VERDURA A KM. ZERO… ECCO PERCHE’ LA NOSTRA SALUTE E’ IN PERICOLO.
Nel recente passato l’attenzione dei politici e dei burocrati si è concentrata in particolare, sul Lotto 3, il più grande, attualmente utilizzato per la captazione di biogas. L’impianto di estrazione del biogas funziona a pieno regime, produttivo di denaro contante per la ditta che lo gestisce. Il suo costante funzionamento svela un paradosso ingegneristico drammatico. Se in 14 anni di mancata estrazione del percolato, il suo livello sul fondo della vasca non è salito fino ad intasare le condotte gassose, significa che la discarica non ha trattenuto ermeticamente il fluido.
Come è noto, la videoispezione dei cinque pozzi di estrazione del percolato del Lotto 3 ha dato esito negativo: sono tutti intasati e inagibili. Pertanto, nonostante fosse molto più semplice ripristinare il diametro e la profondità dei pozzi ostruiti, la politica ha deciso per la realizzazione di nuovi pozzi.
La gestione della discarica per rifiuti solidi urbani di contrada Martucci si conferma uno dei nodi ambientali più complessi e urgenti della Puglia e sicuramente il più rilevante della nostra zona.

La discarica interessa un comprensorio fondiario esteso circa 30 ettari (300.000 mq) suddiviso i tre porzioni, lotti 1, 2 e 3, tutti non più attivi in termini di raccolta di rifiuti ma ancora nel pieno della loro fisiologica attività di decomposizione. A completamento del sito vi è un impianto complesso per la lavorazione dei rifiuti indifferenziati (residuo secco) che produce CSS (Combustibile Solido Secondario), in ecoballe, periodicamente trasferito al termovalorizzatore di Massafra. I tre lotti, pur nella loro differenziazione storica e tipologica, sono accomunati dall’intensa produzione e dispersione del percolato che costituisce il prodotto in fase liquida della decomposizione dei rifiuti all’interno di una discarica.
Ma, ad oggi, dopo oltre un anno dalla decisione in Regione (14 maggio 2025), con l’assenso dei Sindaci di Conversano e di Mola, nessuno scavo è stato realizzato e neppure ha avuto inizio. E i politici molesi, Sindaco Colonna e Losito presidente della Commissione speciale Martucci, tacciono, insieme alla minoranza. Una Commissione che non si riunisce dal 28 ottobre 2025: sono passati oltre sette mesi e mezzo senza convocazioni, senza nemmeno una protesta dei due commissari dell’opposizione!
Il Lotto 1 è stato completamente “dimenticato” dalla politica locale e regionale: fu realizzato privo di guaina di protezione e senza alcun pozzo di estrazione del percolato e continua a produrre tale liquido – perché privo di qualsiasi copertura superficiale, rimossa per fare posto all’impianto fotovoltaico – e a scaricarlo direttamente in falda.
Anche il lotto 2, destinato a discarica di servizio per i residui della lavorazione dei rifiuti indifferenziati dell’impianto complesso, rilascia percolato nel sottosuolo da una delle due vasche piena di rifiuti per metà e bucata nella sua geomembrana. come hanno accertato le indagini giudiziarie.

Che cos’è il percolato? Si tratta di un refluo altamente inquinante che, al di là della variabilità della sua composizione chimica, è sostanzialmente costituito da diverse tipologie di componenti di natura sia organica che inorganica. Appaiono estremamente pericolosi i composti inorganici e sali rappresentati da elevate concentrazioni di azoto ammoniacale, cloruri, solfati e metalli tossici (come piombo, cadmio, mercurio, ferro e zinco) e le sostanzexenobiotiche (estranee all’organismo umano) – idrocarburi, fenoli, pesticidi ecc. – ad alta capacità di bioaccumulo negli organismi viventi (piante, animali, uomo).
Qual è la quantità del percolato prodotto dalla discarica in contrada “Martucci”? La matematica del disastro: 20 milioni di litri di percolato prodotti dal solo lotto 3 dal 2012 al 2019. E oggi, dopo ulteriori sette anni, la quantità è probabilmente raddoppiata. Mai estratti!
Escludendo le quantità di percolato prodotto dai lotti 1 e 2, il volume generato dal solo lotto 3 in sette anni, dall’aprile 2012 all’ottobre 2019, fu stimato pari a 20.000 metri cubi – corrispondenti a 20 milioni di litri – dall’allora Direttore operativo dell’ARPA Puglia, ing. Gravina. Il dirigente ne diede notizia in un report dell’Ente regionale, richiedendo ufficialmente che si procedesse all’estrazione previa verifica nei pozzi di raccolta. Ma, come si è visto, ad oggi, i pozzi sono inagibili e non è neppure iniziata la realizzazione di quelli nuovi. Una quantità enorme che, tuttavia, rappresenta solo la “punta dell’iceberg”.

Infatti, se si considera l’assenza di una messa in sicurezza permanente, e le piogge cadute dall’aprile 2012 ad oggi, la massa di rifiuti accumulata nel solo lotto 3 ha superato da anni la sua naturale “capacità di campo” (l’effetto spugna con cui i rifiuti compattati trattengono i liquidi) e, quindi, il percolato – che nel frattempo ha raddoppiato la sua produzione, raggiungendo probabilmente i 40 milioni di litri in quasi ulteriori sette anni, dal 2019 al 2026 – ha superato da tempo il volume del bacino di raccolta situato al fondo del lotto di discarica.
Dov’è finito il percolato della discarica “Martucci”?
La mancata estrazione del percolato (la sua captazione e il suo invio a centri specializzati per la sua depurazione ha costi molto elevati: ecco il vero motivo) associata all’assenza (lotto 1) o al deterioramento dello strato di sottofondo impermeabile (lotti 3 e 2) si traduce, inevitabilmente, in una dispersione del liquido inquinante nel sistema idrogeologico sottostante, notoriamente composto da roccia calcarea fessurata, connessa ad un intricato sistema di canali sotterranei che scorrono verso il mare, investendo a pieno il territorio tra Mola di Bari e Polignano a Mare.
In ogni caso, un dato di fatto è più che certo: in 14 anni, cioè dall’aprile 2012 – quando avvenne il sequestro giudiziario della discarica a seguito delle rivelazioni di Domenico Lestingi, dipendente della Lombardi Ecologia – ad oggi, nemmeno una goccia di percolato è mai stata estratta.
La necessità d’intervenire nella bonifica
Al centro delle preoccupazioni dei cittadini del comprensorio e, in particolare, di Mola, situata a valle, c’è la mancata estrazione del percolato che solleva pesanti interrogativi di natura sanitaria oltre che idrogeologica e politica.
Non è un caso: ovunque vi siano discariche non controllate e non pienamente bonificate vi è un aumento significativo dei casi di tumore tra le popolazioni delle zone interessate: il dramma della “Terra dei fuochi” in Campania è solo l’effetto più visibile e massiccio.
Infatti, a Mola, nel 2024, si registra la drammatica presenza della percentuale più alta tra i comuni dell’intera regione, dopo Giovinazzo, nell’attribuzione del codice 048, relativo all’esenzione dal pagamento per i ticket sanitari in caso di diagnosi di neoplasie. E questo non invidiabile primato prosegue, sempre ai primi posti della classifica, da numerosi anni.

La minaccia invisibile per la falda e l’agricoltura a valle. E l’incoscienza dei politici regionali e locali
Una volta superato il sottofondo della discarica, il percolato si insinua nella falda acquifera che come è noto rappresenta l’unica fonte di acqua irrigua per l’agricoltura del territorio. Ne consegue che il consumo di prodotti vegetali, sia ortivi che arborei, irrigati con acqua presumibilmente inquinata da sostanze altamente pericolose per la salute umana, si traduca in forme di avvelenamento di tipo cronico, causato da piccole dosi di vari veleni in un cocktail venefico, che manifesta gli effetti nel lungo periodo sulla salute degli organismi viventi.
Il rischio più concreto si sposta ora sulle colture d’eccellenza del comprensorio ortofrutticolo. I pozzi artesiani privati situati a valle, attingendo da una falda inquinata, si trasformano in vettori di contaminazione. Attraverso il fenomeno del bioaccumulo, le radici delle piante assorbono ed esaltano le concentrazioni di metalli pesanti e sostanze cancerogene nei tessuti dei frutti e degli ortaggi commestibili, compromettendo da tempo la sicurezza alimentare lungo la catena di consumo e la tenuta economica del comparto agricolo locale, oltre che produrre nel tempo il trasferimento di tale bioaccumulo negli organismi dei consumatori, con il possibile e drammatico effetto cancerogeno a medio -lungo termine.
L’ipocrisia della politica istituzionale
La politica locale appare distratta dalla reale pericolosità del sito in contrada “Martucci”: periodicamente si assiste ad incontri pubblici in cui si tende ad enfatizzare la vocazione produttiva agricola e ambientale del territorio molese, autocelebrando la bontà e l’efficienza delle politiche istituzionali ignorando di fatto il disastro ambientale generato dalla discarica.
Ecco perché appare quanto meno provocatorio l’appello del consigliere regionale di maggioranza Paolicelli, Assessore regionale all’agricoltura, a consumare frutta, verdura e ortaggi a Km. zero, lanciato nel corso di una manifestazione pubblica tenutasi a Mola nei mesi scorsi, alla presenza del Sindaco di Mola Colonna e dell’Assessore all’Ambiente Liuzzi, sebbene sia ben nota la presenza, nelle acque di falda dei pozzi spia esaminati dall’ARPA, di tetracloroetilene, un composto chimico prodotto nei processi industriali e quindi estraneo al ciclo dei rifiuti solidi urbani della discarica Martucci, oltre a numerose sostanze nocive, quasi sempre al limite della soglia normativa, oltre la quale scattano le complesse procedure di legge, fino al sequestro.

L’iniziativa tenutasi a Mola è da considerarsi come la prova dell’assenza nella classe politica pugliese e molese della conoscenza dei fatti e misfatti della discarica Martucci, nonché la mancanza di consapevolezza dei rischi, denotando una vera incoscienza dei nostri rappresentanti istituzionali, che parlano solo per frasi fatte, slogan e luoghi comuni, sebbene ad essi sia stato delegato, da noi cittadini, il compito di tutelare la nostra salute.
Pertanto, il Movimento civico “Uniti per Mola”, nel considerare come incoscienti e fuori luogo le affermazioni del consigliere regionale Paolicelli, lancia un appello non solo alla classe politica molese ma all’intera cittadinanza: è indispensabile innalzare il livello di consapevolezza generale intorno a questo drammatico problema, oltre a prendere decisioni immediate e decisive.
Il percolato non si ferma con generiche buone parole, con inerti attese della politica lunghe anni, e neppure con inconcludenti provvedimenti politico-amministrativi fuori tempo massimo.
Il liquido nocivo, tossico e cancerogeno, procede silenzioso e invisibile scaricandosi continuamente nel nostro sottosuolo e quindi nella falda acquifera. L’effetto di bioaccumulo si produce nei prodotti agricoli a valle della discarica irrigati con acqua inquinata estratta dalla falda e si trasferisce nell’organismo umano dei consumatori: è un processo lento ma costante. E l’inquinamento può produrre gravi conseguenze fisiche: dall’aumento delle patologie croniche fino all’insorgenza dei tumori. Non è allarmismo, è purtroppo una realtà scientifica, che non può essere smentita dai report rassicuranti delle Autorità regionali sanitarie, con il placet accademico, finora diffusi.
L’unico modo per fermare questa catena di gravissimo danno alla nostra salute è quello di bloccare l’immissione del percolato nel sottosuolo: estraendolo in continuo non solo dal lotto 3 ma anche dagli altri due lotti e mettendo in sicurezza permanente l’intero comparto della discarica, con le opportune tecniche offerte dalla tecnologia e previste dalla legge, per giungere quindi alla bonifica definitiva e alla cessazione di ogni attività di trattamento rifiuti nel sito Martucci entro e non oltre il maggio 2027, data di scadenza della convenzione quindicennale stipulata da Vendola con la società Progetto Gestione Bacino Bari 5 che gestisce l’impianto complesso. Non ci sono altre soluzioni.
Nel contempo è urgente mettere in atto un’attività di monitoraggio capillare all’interno dei territori a valle della discarica per accertarsi del livello d’inquinamento della falda acquifera, del suolo e dei prodotti compresi quelli ittici.
Se la politica non è all’altezza del compito, come ha più volte dimostrato, vi è la necessità che subentrino altre Autorità, a cominciare dalla Procura della Repubblica, che è stata interessata, fin dal marzo 2025, da un esposto firmato da cinque cittadini molesi di buona volontà, sostenuto da migliaia di firme.
Nel preannunciare un incontro pubblico di approfondimento dell’intera questione, ci appelliamo alla sensibilità in materia ambientale del Procuratore Capo della Repubblica dott. Roberto Rossi.
Non è più tempo di attesa.
Mola, 18.06.2026
Movimento civico “UNITI per MOLA”






E la morte scende con l’Autostrada millenaria di Monsignore, fino a Cozze/Cala delle Alghe: si fa una sgroppata di circa 6 chilometri, portando acqua e percolato con le sue reticolari ramificazioni, gonfiando i pozzi artesiani che ci danno ottimi prodotti agricoli, a chilometro zero.Tutti pozzi a venti metri sotto. Buona la frutta, buone le verdure, ottimo l’Olio e le olive, una bomba l’uva e i mortacci loro. E sotto nessuna Autorità osa fare prelievi ed analisi certificate. Sotto a Martucci stanno segreti militari, oltre che rifiuti ospedalieri ed industriali. E se parlo di Segreti militari avete ben capito di cosa si tratta. È morto chi me lo confermò: Martucci è una bomba a tempo. Io so che me lo riferi’ lui. Fuck!💥