Nel corso della conferenza “Ambiente e paesaggio: variante SS 16 Bari-Mola”, tenutasi lo scorso 11 luglio nella sala consiliare del Comune di Mola, lo storico prof. Vito Didonna ha illustrato, con numerose foto e dovizia di particolari, la grave ferita che verrà inferta al nostro più antico patrimonio storico-archeologico dallo sventramento che si annuncia con la nuova superstrada.
di Vito Didonna
Il Capodieci e la variante SS 16 nel territorio di Mola
Nell’incontro dell’11 luglio scorso nella sala consiliare del Comune di Mola, sul tema “Ambiente e paesaggio: variante ss16 Bari-Mola”, ho avuto modo di esporre una mia riflessione sui danni che la curvatura della nuova strada arrecherebbe ai beni storici del territorio molese collocati nella zona nord, sul capodieci che parte da Cala Paduano e giunge alle pendici di San Materno. Esporrò brevemente su Mola Libera i siti storici e archeologici che la variante potrebbe danneggiare intaccando la continuità del percorso del capodieci.
Infatti, come si nota dalla fig. 1, risalendo dal capodieci che inizia da Cala Paduano, nota località archeologica di epoca romana, si incontra la Masseria S. Antonio: edificio costituito da una torre di riferimento, da un colombaio e da due cappelle.

Una considerazione importante va fatta per la prima cappella che riporta resti di un affresco raffigurante S. Antonio Abate che dà il nome alla contrada, ma anche per la seconda cappella che riporta diverse decorazioni seicentesche riferite alla Passione e Morte di Gesù Cristo e tra queste si intravede il velo della Veronica.
Su questa seconda cappella è necessario aggiungere che il manufatto assume importanza rilevante per la storia religiosa di Mola perché, come è documentato da un recente ritrovamento nell’Archivio Diocesano di Bari, in questo luogo si riuniva anticamente la Confraternita dell’Addolorata (fig. 2-3-4-5-6).





Risalendo verso San Materno, ci si ritrova a un incrocio dove i contadini da poco hanno realizzato un angolo di preghiera dedicato a Padre Pio, ma alle spalle della statua del Santo è collocata la famosa antichissima cisterna che dà il nome alla contrada: fontana Giulia.
Sulla stessa strada per Bari, a duecento metri, è collocata la Masseria del Barone, oggi chiamata Plenilunio: la masseria fortificata, costruita dalla famiglia Noya, al suo interno propone una mirabile chiesetta con una pala d’altare che raffigura la Crocifissione e le tre Marie. E’ noto a tutti la particolare devozione dei Noya per i temi della Passione, come documenta l’altra cappella privata nel palazzo Noya, nella piazza di Mola (fig. 7-8-9-10).




Riprendendo il cammino, dopo un chilometro, si presenta un’altra cisterna che dà il nome alla contrada: la cisterna Scannacinque, mirabilmente conservata e ripulita da erbacce. L’esistenza di numerose cisterne su questo capodieci testimonia il grande traffico che si sviluppava nel passato tra la località di Paduano e San Materno-Azezio (fig.11).

La strada incomincia a inerpicarsi e dove nel passato alberi di ulivi, carrube e mandorle facevano da contorno, oggi i tendoni di uve dominano il panorama: sulla strada, nascosta da una fittissima vegetazione, si intravede la Torre delle Stelle. Edificata alla fine dell’ottocento da un cazzabrecciaio molese, la torre è particolare perché riporta centinaia di pietre istoriate provenienti dal sito di San Materno (fig. 12-13-14).



E infine, attraversando la contrada Masciola e Titolo, il capodieci entra nel territorio di San Materno dove, nel lontano medioevo, sulla sommità del colle, i cavalieri delle Crociate e pellegrini della Terrasanta, costruirono decine di “rotonde”, oggi inesistenti, testimoni di pietra del Santo Sepolcro di Gerusalemme (fig.15-16-17-18).




Ed ecco che alla fine di questo percorso nella campagna molese, attraversando nel grande caldo il capodieci che raccoglie l’unità storica, culturale e paesaggistica del territorio, si palesa una considerazione: cosa resterà di tutto questo dopo l’attraversamento in curvatura della strada della SS16?





