Il circolo molese del PRC esprime contrarietà al progetto di variante approntato dall’ANAS. Ecco le motivazioni, con a margine un commento di “Mola Libera” che rilancia l’unica proposta concreta finora presentata in alternativa.
Riceviamo da Francesco Pietanza, coordinatore del circolo molese di Rifondazione Comunista, e pubblichiamo:
Avrete già sentito parlare del padel (o pádel in spagnolo). No, non è un nuovo strumento da utilizzare in cucina.
E’ un gioco che si fa con una racchetta rigida, una pallina simile a quella da tennis in un campo rettangolare chiuso. E’ un gioco conosciuto anche grazie alle avventure su twitch di Vieri, Ventola (Ventola, non Vendola!) e Cassano. Si può giocare in due oppure in quattro contemporaneamente, divisi in due squadre. E’ divertente. Ormai nelle città sta diventando uno degli sport più praticati e pian piano si sta estendendo un po’ ovunque. Tecnicamente potrebbe essere praticato anche in carrozzina, come avviene per il tennis o il basket.
La variante alla Statale 16 in fase di discussione avrà un consumo di suolo pari a 7.400 campi da padel (148 ettari). Significa che sarebbe come vedere contemporaneamente giocare 29.600 persone dove oggi ci sono vigneti ed uliveti. Dove oggi c’è la Terra domani ci sarà cemento ed Esseri umani. Con il loro potenziale consumo di Rifiuti (e necessità di nuovi buchi dove smaltirli). Consumo di Energia. Con la voracità di ambiente di cui gli Esseri umani sono capaci e colpevoli.
Eppure, come è stato già specificato in un Comunicato del circolo Legambiente Mola “I Capodieci, dalla campagna al mare” a dicembre del 2019 (e ripreso da Pietro Santamaria questa estate nel suo intervento durante l’evento “Se sai dire… dillo!” organizzato da Nicola Fanizza e Domenico Deluso): “Mola è sempre più piccola in termini di superficie agricola utilizzabile (SAU). La SAU molese, che nel 1990 interessava 4.183 ettari (l’82,5% dei 5.072 ettari della superficie totale del nostro comune – avendone persi 500 nei precedenti 20 anni), nel 2010 (ultimo censimento generale dell’agricoltura) occupava soltanto 3.182 ettari”.
Sono state già fatte diverse proposte da far giocare nel procedimento di condivisione pubblica (ormai la condivisione pubblica deve essere imposta per decreto!) da gruppi politici (si vedano gli interventi di Michele Daniele e Giangrazio Di Rutigliano), spazi di informazione (Mola Libera) ed associazionismo (Legambiente Mola). Futura ha anche organizzato prima di tutti un incontro pubblico su questo argomento.
Il punto vero in tutto questo è la Città Metropolitana. Vorace di suolo e degli interessi che una nuova antropizzazione a tappe forzate potrebbe portare. Noi di Rifondazione Comunista siamo purtroppo capatosta. Alle ultime elezioni provinciali del 2009, prima che la Provincia chiudesse per lasciare spazio alla Città Metropolitana, cercammo di mettere in guardia la comunità molese.
“NO alla Città Metropolitana perchè vogliono declassare Mola da Comune autonomo a Circoscrizione di Bari” (era questo il messaggio sui nostri manifesti). A dire il vero nel consiglio comunale già all’epoca erano tutti d’accordo con questo declassamento, anche chi magicamente oggi si oppone a questa variante.

La debolezza della classe politica molese oggi si misura anche nella incapacità di mediare e di andare in compensazione rispetto a questa devastazione. Che cosa si può ottenere? Collegamenti migliori con il capoluogo per student* e per chi ha la necessità di muoversi per lavoro, per salute o semplicemente per prendere un treno o un aereo? Accessi verso il mare più sicuri ed una costa più attrezzata, curata, che valorizzi il patrimonio storico e soprattutto pienamente accessibile (davvero il Piano delle Coste è così svincolato da questo progetto)? Servizi che possano aumentare la qualità della vita per la nostra comunità (ad esempio, sistemare le uscite a Nord ed a Sud di Mola e per la zona Industriale)? E perchè non parlare dell’abbattimento delle “villette” sul mare, già deliberato, che potrebbe ridare maggior dignità al nostro litorale?
Perchè la verità è che anche solo l’illusione di nuove costruzioni, nuovi palazzi da costruire, nuove abitazioni da acquistare non fa altro che solleticare il ventre cementificatorio dei molesi. Ma a che serve la politica se non a guardare oltre. A prendersi la responsabilità di difendere un albero oggi e non un voto per domani?
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NOSTRO COMMENTO
Occorre prestare la MASSIMA ATTENZIONE a questa pesante speculazione ai danni del nostro territorio.
Si tratterà probabilmente del più grande consumo di suolo, mai realizzato sul territorio molese per un’opera pubblica, probabilmente perfino superiore a quello utilizzato per la costruzione della tangenziale.
Un’opera quest’ultima che fu indispensabile per evitare l’attraversamento del nucleo urbano, a differenza dell’attuale progetto di variante che, invece, appare un inutile sperpero di denaro pubblico al quale ben si poteva ovviare con l’allargamento dell’attuale sede stradale, tra Mola e Torre a mare (e viceversa), implementando la terza corsia.
Il fine recondito di questo gigantesco consumo di suolo, con una cementificazione abnorme, è in realtà il contestuale declassamento a strada comunale dell’attuale tracciato della statale 16 tra Mola e Torre a mare (riducendolo a due corsie, senza spartitraffico) con l’obiettivo di favorire nuovi complessi residenziali tra i due centri urbani.
Cosa ne pensano gli ambientalisti locali? Perchè non prendono posizione?
Intanto, come già annunciato, nell’ambito della procedura di “Dibattito Pubblico” avviata su iniziativa del Ministero delle Infrastrutture, in base alle norme di legge sulle opere pubbliche di rilevanza strategica, “Mola Libera” ripresenterà la propria proposta alternativa al tracciato predisposto da ANAS e approvato dalla Regione Puglia, dalla Città Metropolitana e dai Sindaci di Bari, Triggiano, Noicattaro e Mola di Bari.
La proposta di “Mola Libera”, datata 19-11-2019, e inviata a tutte le Autorità competenti in materia, è stata finora l’UNICA presentata in alternativa a quella ufficiale.
Nessun consigliere comunale, nessuna forza politica, nessuna associazione ambientalista, nessuna associazione di categoria ha presentato alcunchè, se non, in alcuni casi, generiche lamentazioni.
Ma non è di lamentazioni o di doglianze che c’è bisogno: vi è invece necessità di “smontare”, con un’alternativa credibile, concreta e tecnicamente realizzabile, il pesante gioco al massacro del nostro territorio, concupito dalla speculazione fondiaria ed edilizia che si nasconde dietro il progetto di inutile e sfarzoso gigantismo stradale che, guarda caso, muore sulla tangenziale di Mola, mentre avrebbe invece senso la realizzazione di un’autostrada Bari-Lecce che corresse all’interno del territorio, partendo dal casello di Bari-Nord per raccogliere più elevati volumi di traffico.
Ma non è della necessaria prosecuzione dell’autostrada Bologna – Bari che gli ispiratori del progetto hanno bisogno: serve invece a costoro un nuovo asse stradale per declassificare l’attuale tracciato della statale 16 e costruirvi intorno una mega città lineare tra Torre a Mare e Mola, dedicata alle residenze da “cittadelle chiuse”, già diffuse sulla Torre a Mare – Noicattaro.
Ecco perchè, al fine di evitare un mostruoso consumo di suolo agricolo pari a 212 campi da calcio regolamentari di serie A (che rende meglio l’idea rispetto al “paddle”), “Mola Libera” continuerà a proporre la soluzione più logica, lineare e razionale:
1) variante da Mungivacca a Torre a Mare (e viceversa) per l’evidente impossibilità tecnica dell’allargamento alla terza corsia, in specie nel tratto Torre a Mare – San Giorgio.
2) allargamento dell’attuale tracciato alla terza corsia nel tratto Torre a Mare – Mola (e viceversa), a partire dai pressi dell’Hotel Barion, tecnicamente realizzabile traslando le complanari per fare posto alle corsie aggiuntive (una per senso di marcia), come dimostrano le misurazioni eseguibili da chiunque attraverso “Google Earth”.
3) eventuale prosecuzione del tracciato con la terza corsia fino allo svincolo di Cozze-Conversano, grazie ai risparmi sugli elevatissimi costi invece previsti dall’attuale progetto, decongestionando così per davvero il traffico turistico ed evitando il collo di bottiglia di ingresso e di uscita dalla tangenziale di Mola sullo svincolo Mola-Rutigliano che invece verrà creato dal tracciato ANAS finora approvato.
Alla nostra lettera-proposta, di assoluto buon senso, inviata via pec a tutte le Autorità, a distanza di circa due anni nessuna risposta è mai giunta alla nostra redazione.
Confidiamo ora nella procedura di legge del “Dibattito Pubblico”: qualcuno, nelle alte sfere, dovrà finalmente prendere atto che esiste un diverso punto di vista nella gestione del nostro territorio ed è davvero poco consolante constatare che soltanto un giornale locale abbia preso posizione pubblicamente e ufficialmente.
Ecco la riproposizione della nostra lettera (leggetela e, se la condividete, diffondetela affinchè nessuno dica di non aver saputo):





