Viviamo in un tempo saturo. Un tempo che affonda in discariche d’immagini e di parole, accumulate come scorte d’emergenza per non apparire mai impreparati, mai ignoranti, sempre creativi. Eppure, in questa corsa all’apparire, qualcosa si è smarrito: la bellezza dell’incontro, la magia della condivisione, il calore umano. Al loro posto, spesso, restano prodotti estetici frettolosi, accecanti, figli di un bisogno urgente di esserci. Un fragore che abbaglia e subito si spegne: un vero e proprio rombo di vuoto.
Nulla di tutto questo ha a che fare con il talento autentico, con il piacere del dialogo, con la dimensione dell’immaginale — quella terra di mezzo in cui il tangibile incontra lo spirituale, dove visioni e simboli superano la razionalità ordinaria. È lì che nasce il vero estro geniale, come relazione profonda tra l’animo umano e il territorio che lo accoglie.
Viaggiare, allora, non è evasione ma immersione. È un atto di riconoscimento: riconoscersi eredi di una civiltà che eleva le coscienze, che apre al bene comune, al rispetto della vita e dell’ambiente. È un cammino di valorizzazione del paesaggio umano, fatto di dettagli dimenticati, di frammenti minimi che possono ancora indicarci la gerarchia delle priorità, l’orientamento etico.
Troppo spesso, invece, si assemblano fotografie, pitture, installazioni senza un progetto che le tenga insieme. Si perde il senso del percorso, del filo che unisce visione ed esperienza, osservazione e concetto.
Eppure l’arte — come il viaggio — nasce da appunti interiori, da emozioni sedimentate, da attraversamenti lenti dell’immagine e del mondo.
Abbiamo bisogno di viaggiare. Di attraversare il nostro paesaggio con uno sguardo concentrato e distaccato, capace di restituirci un’identità condivisa. Alcune mostre diventano allora occasioni preziose: specchi in cui confrontare ciò che siamo, ciò che eravamo e, forse, ciò che potremmo diventare. Viaggiare diventa una necessità civile. Un atto d’amore verso la collettività.
In questo senso, “Viaggio Parallelo – paesaggi a confronto”, giunto alla sua terza edizione, appare come la tappa di un progetto a lungo termine. Un processo concettuale che dialoga idealmente con esperienze fondative come “Viaggio in Italia”, capace di riunire sensibilità diverse e di liberare lo sguardo da mitologie culturali sedimentate, da Goethe a Stendhal, da Hofmannsthal a Thomas Mann.

La fotografia resta qui strumento privilegiato d’indagine: mezzo critico per esplorare il territorio umano e ambientale, quella periferia fertile della memoria. Un antidoto all’appiattimento dei media di massa, alla manipolazione che anestetizza il senso critico. Il fotografo — e con lui il cittadino — torna a essere risorsa attiva della società civile, protagonista silenzioso dei luoghi in trasformazione.
Come Viaggio in Italia, anche Viaggio Parallelo si configura come un laboratorio di esperienze, lontano dalle visioni stereotipate del turismo di consumo. L’edizione 2025, ospitata alla Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”, riunisce una pluralità di sguardi in dialogo dissonante.
Gli “Sguardi interiori” di Angela Cioce invitano a riflettere sul senso stesso della lettura oggi. Le sue immagini, percorse da un umorismo sottile, raccontano il viaggio tra le pagine come esperienza intima: evasione, attesa, forse inganno, ma soprattutto avventura interiore. Ogni luogo diventa stazione provvisoria per sottrarsi alla banalità del quotidiano.

Anche Giuseppe Pavone, con i suoi appunti visivi scattati da vagoni in sussulto, cattura ciò che resta di un paesaggio ferito dai binari. Frammenti marginali dell’essere, fasce d’ombra che raccontano un’esistenza spesso rimossa, una matassa irrisolta che chiede attenzione.

Francesca Della Toffola ci spinge oltre i giardini ordinati. Le sue fotografie sono urla trattenute, richieste di riconnessione con il sé profondo. Denunce contro i recinti dell’anima, ma anche inviti a cercare sentieri nuovi, ponti interiori, scalinate che salgono verso albe di silenzio.

E il silenzio è protagonista nelle immagini di Michele Roberto: silenzio come percorso, come recupero dell’interiorità nel passo lento del pellegrino. Tra antico e nuovo, lo sguardo si allarga fino a sfiorare la metafisica.

Infine, i viaggi paralleli proposti da Iginio Iurilli: raspi come orme di lavoro, sabbie come tracciati di viottoli polverosi. Foglie e pensieri si posano accanto agli scarti, alle cose dimenticate nella periferia dell’anima. Opere lontane dal rumore quotidiano, che offrono gli ingredienti di una possibile rinascenza.

Un viaggio nel viaggio, dunque. Un invito a un approccio diverso alla vita, consapevole che — come l’arte autentica — essa non conosce confini reali.





