Un copione che si ripete ogni anno ormai uguale a se stesso: una mortificazione della giustizia. Sono trascorsi oggi, 15-10-2021, esattamente otto anni dalla presentazione del ricorso alla CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) da parte di alcuni proprietari dei suoli confiscati per le ville a mare, dichiarate illegittime dalla Cassazione. Un tempo trascorso invano: la CEDU non solo non ha emanato alcuna sentenza di merito, ma non ha proceduto neppure ad un avanzamento della procedura, che risulta ferma allo status iniziale. Ma non è solo la giustizia europea ad essere “lumaca”: anche il Comune di Mola, a due anni dalla delibera di Consiglio comunale che sancì la demolizione delle costruzioni abusive, non ha effettuato alcun passo concreto verso tale abbattimento.
Lo scorso anno, precisamente il 15-10-2020, “Mola Libera” ha fatto il punto della situazione in relazione all’annosa vicenda delle ville a mare confiscate sul litorale molese, in direzione Bari, a poche decine di metri da “Porto Colombo”.
Richiamiamo qui l’articolo:
Da quella data non è accaduto assolutamente niente che possa essere conosciuto pubblicamente. Infatti, lo status dei tre ricorsi è rimasto assolutamente identico, non solo senza che alcuna sentenza sia stata emessa dalla CEDU, ma anche senza che alcun atto intermedio sia stato adottato nella complessa procedura giudiziaria.
Ecco infatti come appaiono le tre schermate scaricate in data odierna, 15-10-2021, esattamente uguali a quelle già pubblicate nell’articolo dello scorso anno (oggi come un anno fa sono stati omessi solo i numeri progressivi dei ricorsi):



Che altro dire che non sia già stato detto in altre occasioni? Ben poco può essere aggiunto in relazione ad una giustizia europea che condanna spesso e volentieri l’Italia per la lunghezza dei suoi processi ma che, al tempo stesso, si caratterizza per tempi non solo biblici ma con procedure di nessuna trasparenza.
Infatti, non sono disponibili informazioni sullo stato di avanzamento interno del procedimento: lo scorso anno “Mola Libera” accertò da fonte diretta e autorevole che non vi era alcuna contezza, verso i ricorrenti e il loro legale, degli atti compiuti dalla CEDU in relazione ai tre procedimenti.
E’ quindi molto probabile che, nel frattempo, non essendo intervenuta alcuna variazione sullo “stato della procedura in linea”, non vi siano state attività della Corte tali da portare ad una sentenza in tempi brevi.
Ma se Strasburgo rimane ferma, o procede di nascosto a passo di lumaca, neppure il Comune di Mola si muove.
Dal 10 ottobre 2019 sono trascorsi due anni: fu infatti in quella data che il Consiglio comunale, con uno storico voto, deliberò la demolizione delle costruzioni abusive, recependo dopo anni il parere del legale del Comune, l’avv. Saverio Profeta, che si era espresso per la correttezza giuridica dell’abbattimento senza attendere i tempi incerti della CEDU.
Un voto che, tuttavia, non è stato seguito da alcun passo concreto in direzione della demolizione.
Lo scorso anno, il Sindaco Colonna informò il nostro giornale sull’acquisizione da parte della sua Giunta di “un fondo di rotazione di 300 mila euro finalizzato all’abbattimento delle prime villette”.

Poi, più niente: nessuna nuova risorsa acquisita (quanto meno Colonna, sempre così loquace, non ne ha mai dato comunicazione), nessuna costruzione demolita, nessun piano per il riutilizzo dell’area, sebbene il primo cittadino si sia detto d’accordo, in un’intervista al nostro giornale, sulla proposta di “Mola Libera” per la realizzazione di un parco urbano con spiaggia annessa attrezzata, al posto del cemento illegale.

Insomma, Strasburgo e Mola uniti in un immobilismo che mortifica la giustizia e che induce al pessimismo: le magnifiche sorti e progressive dell’Unione Europea che finiscono nelle sabbie mobili di una vecchia storia di “mattone selvaggio”, sulla riva del mare che guarda a levante.





