Nel suo ultimo romanzo, Waldemaro Morgese scrive di fantascienza, anche se ne aveva già dato un potente assaggio in alcuni suoi libri precedenti. Ma si tratta di un viaggio intorno all’Uomo e alle sue prospettive nel tempo, più che un racconto di fiction del futuro. L’intero libro, “Dravdor”, è permeato da un’incessante ricerca filosofica e dallo scandaglio psicologico di personaggi che tentano di restare aggrappati al loro passato, ma vengono travolti da un incessante futuro che è insieme un eterno presente. Ma “Dravdor” è innanzitutto un libro “politico” perchè si interroga sull’essenza del potere nel tempo e nello spazio, ovunque vi siano coordinate universali che impongono un dominio.
L’ultima opera di Waldemaro Morgese inizia con quel disastro epocale che tutti temiamo come incombente, anche se il suo divenire è previsto ben al di là nei millenni: il pianeta Terra perde la luminosità del suo astro e quindi va incontro ad un progressivo declino, trasformandosi in una sfera di ghiaccio, fino alla decisione finale e obbligata dell’Umanità di abbandonare il pianeta per cercare fortuna altrove.
La scienza è ormai ad un punto di svolta, in grado di armare migliaia di navicelle per sfuggire al gelo che va diffondendosi ovunque sulle terre emerse.

La destinazione, la nuova terra promessa, nata intorno ad una tecnologia sempre più integrata nel corpo umano, è Dravdor, il mondo che, senza rigetti xenofobi, riesce ad assorbire grandi quantità di terrestri in fuga dall’ex pianeta blu.
Ed è qui, su questo nuovo mondo dal mare deserto, senza navi che lo solchino, e da paesaggi a tratti inquietanti, che si rifugia la coppia Elyse e Otto, due intellettuali che rivivono a lungo nel culto della memoria per la natia Madre Terra.
Un culto che si alimenta di un’ampia biblioteca contraddistinta dai libri del sapere umanistico e scientifico, trasportati attraverso lo spazio galattico per dare testimonianza del livello cognitivo raggiunto dai terrestri e per tramandare alle nuove generazioni nate su Dravdor la ricchezza del pensiero e dell’arte umana conseguita nei millenni.
In realtà, la coppia, in specie Otto, non abbandona mai l’idea di poter un giorno ritornare sulla Terra, sottraendola al triste destino di un ammasso di gelo rotante intorno ad un sole morente.
L’idea, a tratti onirica a tratti quasi folle, coltivata da Otto – e che rimarrà solo un esercizio della sua mente – fa perno sulle centinaia se non migliaia di vulcani apparentemente spenti di cui la Terra è disseminata. Il magma è intrappolato al loro interno e, secondo Otto, con un’adeguata tecnologia si potrebbero “stappare” le sommità dal ghiaccio, per consentire al magma incandescente di fluire lungo i costoni di roccia, così da fecondare nuovamente il pianeta perduto e tanto agognato.

La coppia trascorre i primi tempi dall’arrivo su Dravdor in splendida solitudine, in una casa di pietra che dispone di una caverna attigua nella quale i due hanno allestito la biblioteca del sapere terrestre. Lunghe passeggiate evocative dei ricordi del felice tempo trascorso sulla Terra, nella casa sulla collina affacciata sul mare, li conforta e ne alimenta la nostalgia.
Sarà però l’incessante ricerca della verità e dell’essenza della vita e delle cose, anche nella nuova Patria aliena, che porterà Otto ed Elyse a rapportarsi finalmente con i dravdoriani, oltre che con la comunità di terrestri della diaspora.
E gli abitanti di Dravdor hanno specificità e caratteristiche che sono già ben oltre il livello di sofisticazione biotecnologica raggiunto dai terrestri con il trasferimento della mente dei trapassati in computer bionici.
Nel loro lungo e complesso percorso di conoscenza della realtà “dravdoriana”, Otto ed Elyse si imbattono anche negli effetti di un devastante terremoto che ha messo in ginocchio una grande città e un vasto territorio. Nel loro peregrinare, la coppia incontrerà non solo dravdoriani in carne e ossa, ma veri e propri esseri fisici nati dall’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, assieme ad avatar, robot, cyborg, creature deformi, animali parlanti e così via.
Anche su Dravdor Otto ed Elyse troveranno i segni tipici della lotta per il potere e della corruzione morale che ne deriva. E’ una battaglia senza esclusione di colpi, che alla fine vedrà primeggiare la Singolarità Artificiale, nelle sue diverse articolazioni amministrative e politiche, sui dravdoriani nati secondo le leggi naturali.
Perfino un processo pubblico, imbastito dalla Singolarità Artificiale, attende i politici dravdoriani in carne e ossa che, per negligenza, non sono riusciti ad impedire le rovinose conseguenze del terremoto nella città di Irax.
Otto ed Elyse ne restano molto colpiti. Forse soltanto la speranza di un gruppo di giovani dravdoriani, che hanno preso a frequentare il pianoro sul quale sorge la loro casa in pietra e la caverna depositaria di una biblioteca dai contenuti millenari della cultura terrestre, riesce a scuoterli dal loro disincanto, sperando che i giovani capiscano la differenza tra un sapere costruito attraverso gli schemi rigidi e artefatti dell’Intelligenza artificiale e una cultura frutto di un’elaborazione creativa e originale com’è quella terrestre.

In ogni caso, alla coppia non resta che integrarsi, nel limite del possibile, nella nuova società senza però rinunciare a vivere con il sano tarlo del dubbio e della ricerca continua dell’essenza della vita.
Una vita che su Dravdor ormai non vede più distinzioni tra esseri dalle sembianze umane o umanoidi ed esseri frutto dell’incessante evoluzione scientifica e tecnologica.
L’unione tra esseri di diversi ceppi biologici e sintetici darà vita ad una società sempre più complessa, ma la lotta per la supremazia ricorderà le vecchie logiche del potere terrestre, evidentemente universali e valide ovunque la mano di Dio o il Caso ha disegnato esseri senzienti, o permesso la loro evoluzione, attraverso il “dominio di ripetizione assoluta”, sottotitolo del libro, ovvero la vita sociale interamente governata da azioni ricorsive, abitudini e cicli che si riproducono identici a se stessi, lasciando spazio quasi nullo al cambiamento o all’imprevisto.
Il dominio di ripetizione assoluta si riferisce ad una supremazia sociale molto elevata in un eterno presente, dove a vincere, come sulla Terra, sono le entità che dispongono del controllo di massa sull’informazione insieme al potere politico e giudiziario di coercizione.
L’unico spiraglio di libertà che la coppia di terrestri intravede è comunque l’espandersi su Dravdor di un’altra legge universale, quella dell’Eros, la pulsione primordiale che unisce esseri biologici ed esseri sintetici, e tra loro, in un connubio dei sensi che perpetua la specie umana e non umana in nuove e inaspettate unioni del transumanesimo, attraverso creature che superano i confini tradizionali uomo/macchina.
Ma questa è un’altra storia che forse Waldemaro Morgese ha già in mente in un sequel di “Dravdor”.
In quest’ultimo lavoro, e come nei precedenti, l’Autore non è mai ultimativo e perentorio, non ha ricette salvifiche per il futuro dell’Umanità. La sua logica, la sua filosofia lo conducono sull’irto terreno del difficile divenire, che non è mai divinazione o predizione.
E’ invece visione possibilista del dispiegarsi incerto di ogni complesso crinale della storia umana, sebbene oggi più che mai il dominio della scienza e della tecnica abbia impresso al futuro una strada che sembra obbligata e che sarà sempre più scandita dalle regole dell’auto perpetuarsi e auto organizzarsi dei sistemi di Intelligenza Artificiale.

[Dravdor”, di Waldemaro Morgese, Giazira scritture, 2026, pagg. 139]
Foto presentazione del 12-07-2026, Castello Angioino, Mola di Bari, a cura di Teatroforma e di Culture club cafè.




