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ZENOBIA, LA REGINA DI PALMIRA CHE SFIDO’ ROMA

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Il prof. Dino Simone ci regala la ricostruzione di un’altra importante figura femminile della storia antica: Zenobia, regina di Palmira. Le rovine di quella splendida città, dichiarata patrimonio Unesco nel 1980, si sono conservate fino al 2015 quando furono distrutte dalla furia dei terroristi islamici, nel corso della guerra in Siria.

di Dionisio (Dino) Simone

Il prof. Dionisio (Dino) Simone

È il III sec. dopo Cristo: Zenobia, regina di Palmira, che si considerava discendente di Cleopatra, osò sfidare Roma, ma non fu per la città eterna un “fatale monstrum” e non rappresentò una minaccia grave come Cleopatra, alla cui morte il poeta Orazio aveva scritto (Odi I, 37, vv. 1-8):

 

Questa è l’ora di bere, di battere il suolo

con piede sciolto; questo l’atteso momento

di ornare, o amici, il letto divino

con vivande degne dei Salii.

Prima era un atto sacrilego trarre il cècubo

fuori dalle cantine degli avi, finchè una regina

preparava dementi rovine

al Campidoglio e funerali all’impero.

                                                           (trad. C. Carena)

La vicenda di Zenobia si svolge in soli cinque anni, tra il 267 e il 272 d.C., nel settore orientale dell’Impero romano, a Palmira, importante città carovaniera posta in un’oasi del deserto siriano, a metà strada tra l’Eufrate e il Mediterraneo.

Della regina abbiamo solo le poche immagini, idealizzate e convenzionali, delle monete coniate a suo nome; scarse sono anche le fonti letterarie ed epigrafiche.

Dipinto di Herbert Gustave Schmalz (1888), Zenobia consegna il suo regno ai Romani

Zenobia è indubbiamente meno attraente di Cleopatra: non se ne conoscono gli amori e neppure le circostanze della morte, non ha avuto intorno a sé personaggi di primo piano come Giulio Cesare, Marco Antonio e Augusto e il suo antagonista, l’imperatore Aureliano, nonostante le indubbie qualità politiche e militari, è uno dei tanti imperatori del turbolento III secolo d.C.

L’Historia Augusta, una compilazione del IV secolo, è una fonte di primaria importanza per abbozzare un ritratto della regina, anche se, esaltandone le qualità fisiche e morali, ce ne dà un’immagine poco realistica: Zenobia sarebbe stata non solo bellissima, ma anche casta ed equilibrata, con tutte le qualità di una eccellente sovrana, oltre che colta. Inoltre mostrò in guerra uno straordinario coraggio e non si ritrasse  dinanzi a nessuna fatica.

Fu grazie a Zenobia – Julia Aurelia Zenobia per i Romani – che Palmira nel 267 d.C. ribadì la propria indipendenza da Roma, trasformandosi in una monarchia.

Quando fu eletto imperatore, Aureliano (270-275 d.C.) in un primo tempo appoggiò le iniziative espansionistiche di Zenobia, riconfermando a suo figlio Settimio Vaballato i titoli (dux Romanorum, corrector totius Orientis) che erano stati del padre Odenato; ma ben presto il precipitare della situazione obbligò l’imperatore a intervenire direttamente per risolvere la questione palmirena, ormai spina nel fianco sul confine orientale. I regni separatisti, come Palmira, erano sacche interne di resistenza, che formalmente riconoscevano l’impero, ma di fronte ad esso rappresentavano pesanti forze centrifughe.

La rapida evoluzione dei rapporti tra Roma e Zenobia, innescata dalla volontà di autonomia della regina, è ben documentata dalle emissioni monetali di Antiochia e Alessandria tra il 270 e il 272.

Nel 271 Aureliano muove verso Oriente e, dopo essersi scontrato vittoriosamente in Siria con l’esercito palmireno, nella piana di Antiochia e sul fiume Oronte a Emesa, punta su Palmira, rimasta unico rifugio per la regina: la città è cinta d’assedio; Zenobia, perduta la speranza di aiuti persiani, fugge ed è catturata, i Romani entrano nella città. Palmira in un primo tempo è risparmiata, ma dopo un tentativo di ribellione, mentre Aureliano torna verso Roma, è sottoposta a saccheggio e le mura abbattute.

Come sappiamo dalla sua biografia, a Roma Zenobia fu trascinata dietro il cocchio del trionfatore con un fasto senza pari. I piedi e le mani erano legati con catene d’oro, mentre un guardiano persiano sorreggeva la catena, pure d’oro, che portava al collo.

L’imperatore Aureliano, che ne aveva apprezzato la saggezza nei piani,  la fermezza nel comando,  la severità verso i soldati, in una lettera al senato e al popolo romano scrisse: «Io non le avrei concesso salva la vita, se non avessi saputo che ha recato molti vantaggi allo stato, conservando per sé e per i suoi figli l’impero d’Oriente».

Le riservò un trattamento di grande rispetto e le permise di vivere ancora insieme ai suoi figli, come una matrona romana, in un podere concessole in quel di Tivoli (D. Manacorda – G. Pucci, Il grande libro della storia antica, Zanichelli, p. 770).

Tra mito e realtà la figura di Zenobia, regina di Palmira, ha continuato a vivere attraverso i secoli, al pari di altre figure femminili celebri dell’antichità, suscitando la fantasia di poeti e scrittori fino ai giorni nostri.

La sua vicenda storica e personale si inserisce nel più ampio raggio di quella storia imperiale romana che, da un lato, aveva i propri punti di forza e ricchezza nei territori di confine, ma, dall’altro, nei numerosi momenti di crisi  del III sec. d.C., questi stessi territori costituivano focolai di autonomia e opposizione sempre più difficili da controllare.

Le rovine di Palmira erano un gioiello, giunto sino a noi per ricordarci la forza della grande regina Zenobia e il suo desiderio di indipendenza dall’imperialismo di Roma.

Le rovine di Palmira

Dal 1980 il sito è stato riconosciuto dall’Unesco patrimonio dell’umanità, grazie al contributo dell’archeologo siriano Khaled al-Asaad, ma nulla si è potuto fare per salvarlo contro il fanatismo religioso dei fondamentalisti islamici.

Infatti nel 2015 il sito archeologico è stato oggetto degli attacchi terroristici dello Stato Islamico (ISIS), scoppiati con la guerra civile siriana, che ne ha cancellato gran parte della storia.

Palmira, l’edificio principale del tempio di Bel fotografato nel 2005, prima di essere distrutto nel 2015 dai terroristi islamici

Nel corso della scorreria, è stato ucciso tramite decapitazione anche al-Asaad, oppostosi fino all’ultimo momento alla volontà dei terroristi di sapere dove avesse nascosto alcune antiche opere.

 

 

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